MARTIN EDEN vs SUCCESSO
Success. Questo era il titolo originale di Martin Eden, mentre Jack London, durante l’avventuroso viaggio a bordo dello Snark, scrisse con certosina continuità uno dei capolavori della letteratura mondiale. Un romanzo di condanna dell’individualismo, un romanzo spesso anche interpretato al contrario – visto il finale tragico della vita del protagonista. Quando uscì, nel 1909, fu all’origine di molte controversie e a ben leggerlo (consiglio l’edizione Oscar Mondadori del 2009, dove nella curatela inclusi la lettera di Jack London a un quotidiano californiano che spiegava come l’individualismo fosse un male assoluto) non è difficile capire perché. Martin Eden, da adesso, è un film capolavoro, per genialità e densità, del regista Pietro Marcello, per capacità di sbarazzarsi di timidezze narrative e di formule preconfezionate. Un film la cui scrittura e lavorazione ha richiesto quel lungo tempo i cui frutti si vedono nelle due ore sullo schermo. Si dice, in genere, che l’intreccio di registri differenti è la chiave di lettura per certi film. Ma in questo caso la genialità sta nell’andare oltre questo intreccio: la capacità di piegare il “tempo storico” che viene messo al servizio della verità poetica. L’abilità di non tralasciare proprio nulla di fondamentale della narrazione – della trama e dei personaggi, del capolavoro londoniano – ha portato a non preoccuparsi di doverci presentare una trasposizione del romanzo (come recitano i titoli di testa, il film è liberamente ispirato al romanzo). Il che non ha impedito a Maurizio Braucci e allo stesso Pietro Marcello di rispettare la trama originale, riuscendo a portarci in un “oggi” si contemporaneo ma, allo stesso tempo, abbastanza lontano per non collocare la nostra percezione sempre nello stesso luogo interiore. Ecco dunque che Napoli è Napoli, apertamente Napoli, come lo è la parlata del protagonista, che è napoletano e si chiama Martin Eden e la credibilità non ne soffre mai. Ma Napoli, vista la città che è storicamente, è anche un Ognidove che non sovrasta la collocazione degli eventi, rispetto a quello che abbiamo letto nel libro. L’interpretazione di tutti gli attori, con Luca Marinelli/Martin Eden capace di essere il giovane che diventa adulto che conosce il successo che capisce l’insensatezza del successo e che sceglie l’inevitabile, è davvero notevolissima e questo dice molto delle doti del regista.
In tutto questo, Marcello ha saputo mettere la potenza del reale, la contemporaneità eterna di certi temi, ci ha ricordato il valore della libertà e della parola, l’inaccettabile monopolio della finzione su ciò che è vero. Ma c’è molto, moltissimo altro e per tale ragione esorto chiunque a vedere questa straordinaria opera cinematografica. E lo ha fatto si usando registri narrativi differenti, ma anche con la fotografia e certe inquadrature. Questo film resterà nella storia del cinema e sono felice di avere visto un film tratto da Jack London, finalmente, che vale la grandezza di quel magnifico scrittore.