BARRY LOPEZ 1945 – 2020. ARRIVEDERCI, MAESTRO

Lui aveva 50 anni quando un mio amico decise che dovevo leggere ARCTIC DREAMS. Quel libro, avrebbe cambiato il corso della mia vita. Dandomi da fare, trovai un indirizzo al quale scrivere. Volevo spiegare a Barry Lopez che la lettura di quello e subito dopo di tutti i suoi altri libri e dei suoi saggi, mi aveva fatto capire come avrei dovuto impostare il cammino sul sentiero inesplorato dove volevo depositare la mia scrittura. Tra il 1995 e il 2004, anno in cui pubblicai I Diari di Rubha Hunish, Barry fu sempre al mio fianco. Mi accolse come discepolo, mi accolse come amico. Con Cristina, lo incontrammo nella sua casa di Finn Rock, Oregon, nell’autunno del 2007. Mi diedi molto da fare per diffondere Barry in Italia, la sua gratitudine fu sempre grande ed esplicita, persino nel suo libro definitivo, HORIZON, del 2019, riuscì a trovare due righe per me. Quando ricevetti questo libro, ebbi una fitta al cuore. Sembrava un addio. E in effetti, era un addio.  Questo suo capolavoro, la cui lavorazione era durata tre decenni, uscì lo stesso giorno in cui io – nel mio piccolo . pubblicavo e presentavo a Milano Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione. Percezione, un vocabolo che grazie a Barry, per me, aveva assunto enorme significato, fin da quando lessi ARCTIC DREAMS. Era la chiave per dare un nome alla Intimate Geography (UNA GEOGRAFIA PROFONDA, titolo dell’antologia che curammo insieme nel 2014). Pochi anni fa, un giorno, mi raccontò del suo cancro alla prostata. Mi disse di non diffondere assolutamente questa notizia. Da lì, lettere e  telefonate si diradarono, in qualche modo, faceva capire al mondo che era meglio salutarsi così. Nel gennaio 2020 ci siamo sentiti al telefono, chiudendo con un saluto che adesso mi fa sussultare e mi stringe la gola. Due giorni fa mi sono detto: “provo a telefonargli in questi giorni”. Due giorni fa, Barry Lopez è mutato nello spirito eterno e diffuso che ci attende quando torniamo a essere stelle. E se ne è andato. Il dolore è grande. A chi mi ha seguito in questi anni, ho cercato di trasferire tanto della scrittura di Barry, con letture, traduzioni, conversazioni. Dai Sogni Artici all’Orizzonte, Barry al mondo umano ha dato tantissimo. Io lo ringrazio per la dedica che vedete nell’immagine: gli dissi che avevo già la copia della prima edizione italiana di ARCTIC DREAMS, oltre a quella del 2006, che curai col vero titolo di SOGNI ARTICI. A lui sarebbe piaciuto mantenere il titolo originale, ma riuscimmo almeno a correggere il titolo della prima edizione. Ne scrissi, per raccontare di questo capolavoro, QUI. Ma lui ci teneva troppo e volle spedirmene una, originale, con questa piccola grande dedica. Però, io Barry ti ringrazio per avere appeso al frigorifero di casa quella foto che tu sai, che ti inviai nove anni fa, lungo un fiume selvaggio. Tu sai quale.

LEGGI L’intervista a Barry Lopez. Le parole come territorio (2000, Rivista della Montagna)