ALTDSChronicles. U2: A Sort Of Homecoming

Provo a spiegare perché ho inserito in Attraverso Le Terre Del Suono (Edizioni Underground?)  un testo dedicato agli U2. Prima leggete la “premessa”:

Nell’estate del 1984 partimmo in sei (tre coppie di giovani amanti) su un furgoncino per lavori edilizi concesso gentilmente dal papà della mia amica Elisabetta Orizio. Partenza, Milano, destinazione Dublino (e oltre), Irlanda. Velocità massima consentita dalle condizioni del mezzo, 60 kmh (ma mentre gli altri dormivano, io sperimentavo con l’acceleratore). Andavamo in viaggio, ma quella spedizione era per me, soprattutto, andare a incontrare (possibilmente) gli U2. Ma fu anche l’inizio di sei intensi anni di frequentazione dell’isola verde, di incontri con favolosi musicisti, alcuni dei quali ancora amici oggi (come gli Hothouse Flowers), dei quali avrei scritto sulle riviste rock italiane. Stava per nascere l’U2 Fan Club, poi U2 World Service, italiano. Gli U2 però erano impegnati nelle ultime fasi di lavoro sul loro album che più ha segnato la mia vita: The Unforgettable Fire. Perfetto. Volevo chiamare FIRE la rivista che poi avrebbe costituito la spina dorsale profonda dei miei primi otto anni nell’ambiente dell’editoria musicale e del giornalismo. Fu così che avvenne la scoperta: nell’ottobre 1984 sarebbe uscito il quarto album di studio del quartetto. Lo avevano registrato allo Slane Castle in Irlanda, alla produzione Brian Eno e Daniel Lanois: uno strappo clamoroso rispetto ai primi tre album rock affidati a Steve Lillywhite, dal sound frontale e aggressivo. Rientrato in Italia, mi ripresentai alla Dischi Ricordi da due persone che hanno per me significato l’ingresso dalla porta principale nel mondo della discografia: Franco Dedevitiis e Laura Buttarelli. Furono loro a consentirmi di ascoltare The Unforgettable Fire su una cassetta pre release. Non c’era tempo da perdere: convinto per sfinimento Riccardo Bertoncelli a realizzare un libro con i testi commentati dagli U2 e le traduzioni della band per la famosissima collana Musiqa di Arcana Editrice. Ma c’era un particolare: i testi nelle “parts” dell’album che arrivarono a Milano per andare in stampa, non c’erano. Ovvio. Bono notoriamente improvvisava davanti al microfono, oppure cambiava, anche molto, parole e senso alle canzoni. Beh, c’era sempre il publishing no? La Blue Mountain Music, collegata alla loro casa discogrica, la Island Records di Chris Blackwell, aveva come editore italiano ancora la Ricordi, sezione editoriale. Arrivarono i testi ma… c’era un problema. Molti non corrispondevano a quello che si ascoltava. Iniziò un paziente lavoro di trascrizione e verifica: il libro era pronto per andare in stampa già a dicembre 1984 e se così fosse accaduto, sarebbe diventato il primo solitario volume dedicato agli U2, al mondo, mentre uscendo nel gennaio 1985 fu un ex aequo con Stories For Boys. Il lavoro si concluse durante la vacanze di Natale, mentre lavoravo, per quel periodo, al negozio di Dischi nel mezzanino della MM1, stazione Cordusio. Dopo essere partito alle 7 da casa, rientrando spesso alle 22, prima di dormire dedicavo qualche ora alle ultime traduzioni, ricerche di dichiarazioni, correzioni, testi di lati B e altro. In gennaio il libro andò in distribuzione, gli U2 sarebbero arrivati per due concerti, Milano e Bologna, di lì a poche settimane. Nei tre anni seguenti, le due edizioni del libro ebbero un successo veramente grandioso. Era tempo dei primi concerti italiani, ovvero, anche, dei miei primi incontri di persona con il manager, Paul McGuinness e con la band. Anche questa è un’altra storia che forse un giorno racconterò per bene (sui numeri di FIRE di quegli anni, trovate tutto). In trentacinque anni di incredibili avventure musicali non ho conservato molti oggetti di memorabilia, autoscatti con gli artisti, autografi: ma il backstage pass di quel tour, beh, quello sì. Per forza. Perché anche adesso, mentre scrivo, mi rivedo lì seduto nell’ufficio di Franco ad ascoltare The Unforgettable Fire, dal quale mi trafisse subito quella frase di A Sort Of Homecoming, come per dirmi: Davide, si, è davvero così, ora vai, che c’è un fuoco indimenticabile a guidarti.

And your earth moves beneath/ your own dream landscape

E la tua terra si sposta aldilà/ del tuo sogno di territorio

 

Nel 2009 la nuova Arcana Editrice mi chiese di scrivere una introduzione all’ottimo lavoro fatto da Andrea Morandi (testi commentati, titolo U2. In The Name Of Love). Accadde in concomitanza all’uscita di un album, l’ultimo che ho davvero amato, No Line On The Horizon. Guarda caso, con Eno e Lanois alla produzione (nel mio libro, Lanois parla anche degli U2 nella mia intervista). Perché c’è sempre un oltre, nel nostro viaggio, nel viaggio con la musica. Buona lettura. E se volete già venire per tutto il viaggio Attraverso Le Terre Del Suono, fatelo ora & QUI.

(estratto da Là fuori a cercare esperienza, in Attraverso Le Terre Del Suono, pag 149)

«Ma torniamo al nostro magico misterioso viaggio da e verso il fuoco indimenticabile. Gli U2 di quei primi anni ottanta, per lasciar parlare la scintilla primordiale, si erano letteralmente chiusi in un castello (lo Slane Castle in Irlanda) per riscoprire la fiamma: è difficile comprendere adesso l’impatto emotivo provocato da The Unforgettable Fire. Gli U2 decidevano di lasciarsi alle spalle quella spruzzata di punk che accompagnava sempre i piatti del loro menu musicale per raccogliere intuizioni importanti di gruppi come Echo & The Bunnymen. Ora andavano a vedere cosa c’era sotto quel fitto bosco di suoni ed emozioni cupe, sapendo bene che con Indian Summer Sky  la luce si sarebbe vista perché nella foresta c’è una radura/ io corro lì verso la luce/ Cielo/ è cielo blu. La scoperta di questa radura fuori dalla foresta fu sensazionale. Mentre impazzavano pop band superficiali e nazional popolari, gli U2 si preparavano a creare una nuova forma di canzone di massa che avrebbe trovato il suo apice con The Joshua Tree tre anni dopo. Allora recinti non ce n’erano: l’infinito era il posto giusto da dove partire. È fondamentale non sottostimare oggi, alla luce della clonazione continua di stili musicali e vocali a cui assistiamo quotidianamente, ciò che significava fare musica. Essere in cerca di libertà, bellezza, espressione di contenuti raccolti tra i propri coetanei. Era la nostra generazione, post sessantottina, post punk, pre MTV.
Alcuni anni dopo, il posto degli U2 sarebbe diventato quello dove le strade non hanno nome».