COSA E’ LA MIA PRATICA GEOPOETICA

Ho più volte provato a (non) spiegare, quello che spesso mi viene chiesto di “spiegare”: la mia pratica geopoetica in cammino. Le (ormai) migliaia di persone che in vent’anni hanno camminato con me, dopo l’esperienza vissuta insieme “sanno” e ognuna di loro, a modo proprio. Il che è proprio quello che amo di questo modo di incontrarci e condivere un pezzo di cammino sulla Madre Terra che abitiamo. Nel 2019 la prima edizione del libro Il geopoeta, avventure nelle terre della percezione, fu scritto e immaginato come un “cammino” di riflessione, pensiero, esplorazione letteraria. Nel 2025, tra due mesi, uscirà la nuova edizione, ampliata, riscritta e con tre nuovi capitoli dal titolo Geopoeta, nelle terre della percezione (Meltemi Editore): chi vorrà (ri)leggerlo, coglierà appieno gli ulteriori orizzonti proposti che si sono sviluppati in quest’ultimo decennio per me così importante, come uomo e come scrittore.

In tutto questo tempo, però, nessuna intervista o nessun articolo, tantomeno recensione, era riuscita a raccontare i miei cammini geopoetici  come Lorella Scarsi, che ha partecipato a tutta la rassegna di “Nei sentieri selvatici” per il Parco Adamello nel 2024. L’articolo che leggete QUI appare sull’edizione del glorioso annuario della Conferenza CAI Valle Camonica pubblicato un mese fa. E’ un testo emozionante, per me: è difficile raccontare se stessi e il proprio lavoro quando chi ti intervista o scrive di te non ti ha mai visto “dal vivo”, o ha condiviso un cammino. Manca sempre un pezzo troppo importante. Bene. Per ora vi dico questo: la seconda edizione di Nei sentieri selvatici partirà il 19 luglio (calendario QUI), ma in attesa di vederci in montagna, consiglio a chi vuole cogliere questo importante aspetto di come lavoro “dal vivo” di leggerlo QUI

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