BILL FAY. DI NUOVO RIEMPITO DALLA GIOIA

Love Will Remain. L'amore resterà. Questo deve avere sentito, profondamente, dentro di se, Bill Fay, quando nei primi anni '70 del secolo XX d.C., venne rigettato come corpo estraneo. E si che aveva regalato al mondo due album non di poco valore. Ancora nel fiore dei suoi vent'anni, il londinese Bill fu costretto dalla vita a dedicarsi ad altro. La musica era troppo importante, per prendere sul serio la discografia. Giardiniere e poi addetto di un supermercato, padre di famiglia e uomo consapevole di avere la sua stanza segreta. Quella dove per decenni cesellava le sue haiku song, i canti di vita che solo l'esperienza può aiutare a rifinire con un'essenzialità tale da renderle totali. Quest'anno Bill Fay ha pubblicato un nuovo album. Il suo titolo è meglio di mille parole: Countless Branches: Innumerevoli Rami. E' sicuramente felice di essere tornato a pubblicare le sue canzoni, da qualche anno, se è vero che una delle canzoni più toccanti di Countless Branches si intitola Filled With Wonder Once Again: Di Nuovo Riempito Dalla Gioia. A 76 anni, Fay ha la pozione magica sempre più efficace: la fragilità della voce, il tenue colore delle sue canzoni, il tessuto del suo narrare sonoro, che lentamente, durante l'ascolto, si espandono per dimostrare che "l'amore rimarrà, quando le profezie saranno passate". Perché come la vita, la fragilità è la forza più grande che abbiamo a disposizione.

 

E così sono di nuovo riempito dalla gioia
Come fa questo mondo a tenere incatenato un uomo 
Già, come fa davvero a tenerlo in catene
Però io sono di nuovo riempito dalla gioia

Ancora una volta


AKIRA KUROSAWA - 黒澤 明 : LO SGUARDO DA DENTRO

Il 23 marzo 2010, 110 anni fai, nasceva a Tokyo Akira Kurosawa, 黒澤 明. Discendente di una famiglia di samurai, visionario e totalmente integrato alla natura - della quale noi siamo parte integrante - genio della narrazione. Vorrei scrivere tante cose su di lui, ma oggi voglio solo tenermi quello sguardo dentro - dentro trenta film in cinquantasette anni di carriera. Lo sguardo dell'artista che, quando è così immenso, trascende addirittura la sua stessa disciplina. Akira Kurosawa, regista? Si, anche. Akira Kurosawa, soprattutto, voce dell'universo. A ognuno il "suo" Kurosawa, oggi lo voglio però ricordare con questi estratti da:

Dersu Uzala

Dreams - Sogni 

Intervista

 


LA RESPONSABILITA' E L'EQUILIBRIO

Se vacillo ascoltando amiche e amici costretti ad andare a lavorare in luoghi dove poche, o nessuna, precauzione sono state (irresponsabilmente) adottate, vacillo meno pensando al fatto che la responsabilità, che fa rima con libertà, è il premio finale di un lungo processo di presa di coscienza: un evento psichico, mentale, spirituale, corporeo, che richiede un percorso sul sentiero della libertà più irrinunciabile di essere umani. La gran parte di noi non è in prima linea come gli operatori sanitari e molte altre persone, che responsabilmente ogni giorno ci permettono di continuare a usufruire dei servizi fondamentali. Però tutti possiamo contribuire e in molti modi: la necessità vitale di reagire a... CONTINUA A LEGGERE

 


LA MUSICA E' ANDROGINA

Secondo contributo per la mia rubrica DiverSound sul trimestrale di inclusione e innovazione DiverCity Magazine. Un'esperienza di scrittura e studio che stimola a esplorare diverse espansioni di coscienza legate a un tema che, nel numero 6 della rivista, è "gender". Così nasce La Musica E' Androgina:

La natura della musica è senza genere. O meglio, la natura della musica è di ogni genere. La musica – la Musa – è la prima voce dell’universo che viaggia negli spazi siderali, è la sorgente della voce umana, la guida che si diffonde tra le vie del mondo come l’aria che respiriamo. La musica ha genere da quando esiste il suo commercio ma chi, dal nulla, la crea per offrirla ai suoi simili, sa che la scintilla iniziale è l’inequivocabile luce il cui suono viene dall’universo dal quale si attinge qualcosa di intangibile da ciò che è immateriale per dargli una forma, o meglio, il linguaggio chiamato musica: non la vedi, non la tocchi, ma i suoi effetti sull’apparato nervoso sono la totalità della “sessualità” dell’universo che rilascia un frammento e ci consente di ascoltare questo linguaggio. Forse per questo l’artista ha spesso sentito la necessità di ... LEGGI TUTTO

Ma non posso esimermi dall'invitarvi a leggere uno splendido pezzo scritto dal grande artista GianCarlo Onorato, che in questi giorni ha pubblicato questo testo, Androginia, sul magazine online Spettakolo!: corrispondenze e connessioni  nelle espanse terre della (ri)elaborazione.


WORDS FROM THE FRONT. THE RIGHT TO HEALTH

10.3.2020 WORDS FROM THE FRONT

updated on March 12, 2020

Dear Friends Worldwide

I read, I see, I sense, that probably most of you scattered across the globe still do not get what is really going on. For us, in Europe at large (meaning, not the EU, but Europe as a huge stretch of land and history), what is happening with the COVID-19 epidemic (now a pandemic, worldwide, though W.H.O. still resists to declare it so, but this is simply because a few years ago, stock market bonds called "pandemic bonds" were launched, and to call it a pandemic would cause financial damages to the miserable who devised them and in them invested, read the Washington Post report ) is something that - to paraphrase Jack London's China apocalypse short story- is a spooky reminder of his "The Unparalleled Invasion" (1910: read it, please). What is happening in Italy has all the Italian archetypical marks all over it. The great scientists, researchers, specialists, medical crews, and all the amazing self denial of over thirty years of pillaging the Public Health System.

My father was a children's doctor. PhD in Surgery and Physician, specialized in Pediatrics. Since I was a little kid he feared a lot the privatizing of Public Health.  He often reminded us that our Public Health System, as perfectible as it was, really provided us and cared for us. It still does, of course, but circumnstances

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ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO E LA MUSICA COME ORIGINE

Nonostante la generosa rassegna stampa di recensioni, apparizioni televisive e partecipazioni radiofoniche, come sempre l'analisi del mio libro fatta da Luca Rota (del quale è appena uscito l'immaginifico e appassionante libro viaggiante, Tellin' Tallin), leggere la sua lunga riflessione su Attraverso Le Terre Del Suono (Edizioni Underground?), mi ha fatto andare anche oltre le mie stesse "intenzioni":  In pratica, il paesaggio nasce dentro di noi, è in noi, e dunque in noi non poteva che nascere anche il suono per esso: la musica. E cos’è che nelle arti musicali rappresenta la parte e l’espressione più istintiva, viscerale, passionale, anche selvaggia, se non il rock? Chi può esplorare un paesaggio sonoro come quello del rock se non un esploratore di paesaggi autentici, di geografie, di narrazioni, di armonie e di poiesis, la cui forma primigenia è proprio quella offerta dalla Natura? Un geopoeta, in buona sostanza: Davide Sapienza. Attraverso le Terre del Suono (Edizioni Underground?, 2019) è il diario delle sue esplorazioni nei paesaggi sonori della musica e in particolare di quella rock, come già rimarcato, che egli ha compiuto come prima forma professionalmente compiuta (come lavoro, insomma) di “cammino” nel mondo, avendo esercitato per lungo tempo l’attività di giornalista, critico, scrittore e curatore editoriale di opere letterarie in ambito musicale, promoter e label manager sul mercato italiano (principalmente, ma non solo) per numerosi musicisti, band, artisti nonché di guida e.... LEGGI

QUI la rassegna stampa completa, il video della presentazione con Manuel Agnelli e molto altro.

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CAMMINARE, UN VACCINO CONTRO LA PAURA

«Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli,

se non la naturale bellezza del mondo?».

Così ci accoglie il sentiero che percorre la sponda destra della mesmerica vallata profonda e sognante. Ogni volta, sento quel magnetismo vitale che risuona in quella frase. Impossibile non pensarlo in queste strane settimane, quando sei in cammino e incontri altre persone che, come te, sanno bene che camminare non è un virus. L’epidemia ha sparigliato le carte, portando in superficie fragilità di una società disallineata dai... LEGGI DAL CORRIERE DELLA SERA


IL FUTURO NON E' MAI ESISTITO

Queste settimane di panico generalizzato dimostrano, per l'ennesima volta, che millenni di pensiero e spiritualità, scienza e conoscenza, non hanno ancora prodotto la massa critica necessaria a fare diventare la nostra umana società ciò che, potenzialmente, può essere.  In queste settimane, penso ai libri e alle conferenze di Alan Watts, ma anche agli insegnamenti di poeti indigeni come Lance Henson, perché uno dei temi che mi ha sempre tenuto vigile, fin dalla giovinezza, è l'idea precisa che il futuro non sia mai esistito. Il futuro non esiste (mi disse un giorno Lance), perché esiste il presente continuo. E la cosa è così evidente, da sfuggirci. Torna più volte, Watts, nei suoi libri, su questa trappola della mente. Il futuro è un'ipotesi, un desiderio, un progetto che possa, il più possibile, aderire alle nostre singole ambizioni. Nel fare questo, si perde di vista il presente, l'unica realtà esistente. Lo sanno bene artisti e uomini di sport: nel ripetere ogni gesto costruisci la densità di un presente che ovviamente - di presente in presente - rappresenterà un vero presente continuo, solido. L'assenza di questa solidità è ciò che caratterizza questo passaggio storico, il panico che cerca di contrastare l'invisibile. Se ogni piccolo presente fosse stato investito della nostra attenzione (interiore, mentale, lavorativa, politica), ovviamente il presente attuale sarebbe migliore. Sento tante persone in questi giorni che, teoricamente, quando c'è da fare un post o parlare astrattamente, sembrano aderire a questa idea. Ma non vivendola nella sua pienezza, sono ancora troppo attaccate all'idea di crisi e di tempo: come se "fermare il mondo" per qualche mese sia davvero inconcepibile. Non poterlo mai fermare, questo è inconcepibile. Perché ogni persona che sa quando fermarsi, sa anche che può farlo e perché lo fa. Anche se costretto improvvisamente a farlo, nello "zaino" avrà sempre la risposta giusta per non soccombere al panico. Fa specie sentire certe frasi in pubblico e in privato e, per esempio, vedere cosa accade in Siria (nove anni di guerra) o cosa stanno facendo ai confini con la Grecia e la Turchia ributtando in mare gente che non ha neanche un presente.  Dobbiamo vivere nel presente, con il presente, per il presente. Se si continuerà a vivere proiettati in un futuro che nessuno davvero può dire di conoscere - perché il futuro non esiste - le stime, le proiezioni, le statistiche (utili, ma non possono diventare la guida della nosta vita), avremo perso l'ennesima occasione per vivere nel qui&ora, nel presente come unica realtà per potere esigere da noi il meglio di noi: il massimo della consapevolezza e della presa di coscienza. Il futuro non è mai esistito perché se così fosse, avrei potuto prevedere, io, che un giorno del marzo 2020 sarei stato qui a scrivere, nel mio presente, del mio presente, col mio presente?

 

Slow Motion


EDVARD MUNCH. I QUADERNI DELL'ANIMA

Nella pittura, come nella letteratura, si è soliti confondere i mezzi con i fini. La natura è il mezzo, non il fine. Se cambiando la natura riusciamo a esprimere qualcosa, dobbiamo farlo. Se un paesaggio ci trasmette una determinata impressione e riusciamo a dipingerla, avremo riflesso il nostro stato d’animo. È questo il valore primario dell’arte: la natura è solo il mezzo e poco importa se il quadro la riproduce fedelmente o no.

Edvard Munch. I Quaderni dell'Anima

(Nuova Editrice Berti, 2020. A cura di Serena Rinaldi, pag 120, Euro 12)

 

Il 24 febbraio 2020, Nuova Editrice Berti pubblica I Quaderni Dell'Anima di Edvard Munch. Un volume interessante, selezione di scritti e pensieri del grande artista norvegese, pubblicati su iniziativa del Museo Munch di Oslo. Come spesso capita taccuini, diari, riflessioni, soprattutto se di artisti conosciuti non per la loro scrittura ma per altre espressioni creative, in essi si rivelano il pensiero e la visione del mondo che poi conducono alle opere da noi amate. E' un libro decisamente consigliato, per chi ama scavare e sondare le profondità insondabili dello spirito umano di fronte alla scintilla cosmica, come ci indica la citazione in apertura di questo post.

Mi sento particolarmente legato a Munch. Accadde quando vidi un documentario molti anni fa, che mi ispirò a scrivere uno dei passaggi chiave del mio primo libro di narrativa, I Diari di Rubha Hunish (2004). La presenza di protagonisti che sono artisti, realmente esistiti o creati dalla mia immaginazione, ha caratterizzato infatti il mio percorso letterario. Da uno dei personaggi del romanzo La Valle di Ognidove (2007,  ma tornerà disponibile nel 2020 per Lubrina Editore), a quello che caratterizza il breve romanzo La Vera Storia di Gottardo Archi (2017) fino al capitolo dedicato a Segantini in Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione (2019). Ho sempre attribuito questa fascinazione alla forte influenza avuta in famiglia, anche se la mia competenza e conoscenza di questa magnifica espressione umana è sicuramente poca. Il che, d'altro canto, mi ha concesso un approccio più vergine verso tele, affreschi, dipinti, bozzetti, al punto da trasformare spesso, tutto questo, in materiale per la mia immaginazione creativa. Ecco perché sono affascinato dall'uscita di questi diari, appunti e pensieri di un artista come Munch, certo famoso nell'universo per il suo Skrik, l'Urlo, ma forse meno conosciuto riguardo alle sue grosse problematiche personali, quella frizione, a volte dolorosamente necessaria, tra gli elementi della vita, dalla quale scaturisce la scintilla. Per questo, condivido qui Oslo e L'Urlo, capitolo tratto da I Diari di Rubha Hunish LEGGI


ASSOMIGLIO ALLE MIE SCARPE

È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute.

L’uomo deve sentire che vive in un mondo per certi aspetti misterioso, che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili.

(C.G. Jung)

ASSOMIGLIO ALLE MIE SCARPE (reprise)

Me ne sono accorto oggi. Ho guardato le pedule morbide, ormai al (viale del) tramonto, con la loro scritta dietro il tallone, discreta e anche evocativa, perché no? Renegade. Le ho guardate bene: «l'ultima volta avevamo detto che era la fine. Avevamo scelto un grande luogo selvaggio per salutarci. Ve lo ricordate? Ma poi ce l'avete fatta, mi avete indossato anche questa volta. Non mi volete lasciare qui». Loro due mi hanno guardato intensamente, intrise di CONTINUA A LEGGERE

(magari ascoltando Silent Air della grande band inglese, The Sound)