IL DONO DI MARK HOLLIS

https://www.youtube.com/watch?v=crkXA_aZvdk

E tuttavia guarderò fisso
Il colore della primavera
Immerso in quell'unico istante
Innamorato sempre di ogni cosa

(The Colour Of Spring) 

Era di questi tempi. Anno 1998. Mark Hollis pubblicava il suo unico album solista: "Mark Hollis". Un capolavoro totale, senza confronti possibili nell'esistente: allora come oggi. Una musica che non esisteva e che ancora non esiste. Era stato leader dei Talk Talk, gruppo pop che dopo i grandi e godibili successi di elaborate canzoni popolari aveva dato una svolta incredibile alla loro, ma anche a quella dell'epoca, musica, con due album superlativi: "Spirit of Eden" e "Laughing Stock" (il quarto e il quinto della loro discografia). Ricordo personale: non seguivo molto i Talk Talk ma ricevetti una telefonata da Francesca Spada, allora ufficio stampa EMI a Milano, che mi disse: "so che non erano i tuoi ascolti i Talk Talk, ma ti voglio fare sentire questo album, "Spirit of Eden". Resterai molto sorpreso". Mai ringrazierò abbastanza Francesca per quella telefonata. Fu una folgorazione. Da quella band uscì anche Rustin' Man (di recente tornato a pubblicare dopo anni di silenzio e che firmò insieme a Beth Gibbons il capolavoro del 2002 "Out of Season").
Leggo oggi che Mark Hollis se ne è andato; aveva 64 anni terrestri. Da oggi, sarà sempre con noi ogni volta che osserverò il cielo stellato. Parlavo proprio di lui e Beth Gibbons con mia moglie qualche settimana fa. Le dicevo di questi immensi artisti che amiamo: produzione rarefatta, creazione di qualcosa di inesistente "prima", silenzio, solo musica. Esploratori senza confronti. Coraggiosi, incapaci di fare i pagliacci del business. Gente che "sente" di essere arrivata alla sua costellazione, quando termina un'opera - che sia anche l'unica, perché no? Sono i migliori.
Quando la loro musica ti ha dato cosi tanto è difficile accettare che, davvero, non saranno più qui per - chissà - un giorno, riprovare a connetterci da qualche parte, su qualche sintonia.

Grazie Mark. La tua musica sarà sempre un "colore di primavera". E che la via stellata ti accolga, di nuovo a casa.


IL "MIO" BRUCE CHATWIN

ASCOLTA IL PODCAST (SETTIMA PUNTATA) QUI

Il 18.1.1989 moriva Bruce Chatwin. Parrà strano a dirsi, ma quando rimasi folgorato dall'incontro con questo viaggiatore e scrittore supremo, pochissimo sapevo della sua vicenda. Era bello scoprire cosi libri e autori: poche righe sulle alette e poi, in biblioteca a cercare. Ero appena venuto a vivere in montagna e divoravo Adelphi in serie. "In Patagonia", "Le Vie dei Canti" ("The Songlines", 1987) ... trovai qualcuno e qualcosa che sapevano dirmi, "non sei da solo, a sentirti solitario e nomande". Fu tale l'impatto che quando, nel 1996, uscì il postumo "L'anatomia dell'irrequeitezza" proprio il suo articolo del 1970 "Questo nomade nomade mondo" si infilò nel mio DNA.

Ero su un crinale ventoso e innevato, non lontano dalla Via dei Canti orobica, solitario le mie "songlines" mormoravano tra piedi il cuore e la mente. La telefonata era da prendere: Lorenzo Pavolini è uno dei migliori giornalisti radiofonici italiani, con il quale abbiamo già fatto molto insieme nel 2016, quando cadde il centenario della scomparsa di Jack London. Telefonava da Rai3: "stiamo facendo da alcune settimane puntate dedicate a

Chatwin nel trentennale della sua scomparsa". Commosso per essere stato pensato a parlare di Chatwin camminatore geopoeta, ho registrato un intervento. Ho ripensato a quando "I Diari di Rubha Hunish" fu protagonista al Premio Chatwin (La Spezia, 2004), con gratitudine: li incontrai e parlai con Walter Bonatti. Lessi e ascoltai Cristina Donà, che "suonò" le mie pagine. Lo speciale andrà in onda domani, sabato 16 febbraio alle 18. Su Radio3 RAI, ovviamente. Ho scelto le letture e quale grande onore, a leggere quei testi, l'amico Giuseppe Cederna.

Devo dire altro? Ah, si, trovate il link su RaiPlay di tutte le puntate su Bruce Chatwin: l'alternativa nomade, ascoltatele, già sei sono andate in onda. Poco prima di registrare l'intervista ho riaperto, 25 anni dopo, alcuni libri. E su "La Via Dei Canti" ho trovato questo sottolineato. No, non è un estratto dall'imminente Il Geopoeta, ma la sua radice profonda e perduta, la poiesis. Non lo ricordavo: ma il mio corpo, lo sapeva. Grazie Bruce, grazie Lorenzo.


IL GEOPOETA: CI SIAMO. PRENOTA LA TUA COPIA!

La data si avvicina. Mercoledì 13 marzo non solo segnerà l'uscita di questo libro che ha vissuto peripezie difficili da riassumere (ve le racconteremo durante il primo incontro, vista la presenza di Elena Maffioletti - scrittrice e "coproduttrice" artistica di questo libro). Quattro anni di lavoro di scrittura (e di cammini e di viaggi e di revisioni e...) per oltre un quarto di secolo di "vissuto" e scrittura. Il primo incontro sarà proprio quel giorno alle 18.30 presso la Sala Viscontea dell'Orto Botanico di Bergamo, nella magia di Città Alta. A parlarne con me ci saranno Luca Rota ed Elena Maffioletti, che ci spiegherà come ha lavorato da "editor" sul testo del quale aveva seguito la lunga genesi.

Leggete QUI come prenotare la vostra copia (con un prezzo di favore) per ritirarla proprio da me, in quell'occasione. Non posso dire molto altro, se non dire grazie all'editore Bolis che ha ritenuto questo libro "importante" aldilà di ogni considerazione commerciale. Lo penso anch'io: è un libro che non c'era, prima. Questo mi sento di dirlo. Ora ...serve il vostro aiuto. Augh


IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Si intitola IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Lo pubblica Bolis Edizioni, in libreria dal 13 marzo, è il frutto di oltre 20 anni di andar seluvatico e scrittura, incontro, riflessione, soprattutto confronto: auspicio al ricongiungimento con la "scrittura della Terra" - la geografia; della poesia che portiamo dentro come canone di comunicazione universale e del quale facciamo parte.
E' stato un cammino lungo e complesso, io so bene chi devo ringraziare, a partire dall'editore Bolis, soprattutto la collega e amica Elena Maffioletti, che sta lavorando con me alla quinta e ultima stesura. Ma come dimenticare Cristina Busin di Alpes, Tiziano Fratus e Paolo Valentini di Walkabout Literary Agency per i consigli e la vicinanza.
Il mio amico di andar selvatico Bruno Noris, lui ha scattato quella piccola e innocente fotografia che la mia amica, la grandissima artista siciliana Samantha Torrisi, ha trasformato in un bozzetto (olio su tela) da donarmi e che mi ha commosso quando è arrivato qui a casa e che tengo davanti a me perché so che quello, non
sono io, ma il geopoeta che sta in tutte e tutti noi.  Ecco, l'immagine di copertina è loro.
Spero vi piacerà: sarà un andar leggendo non immediato, l'invito a ricordarci che i libri non sono un fine onanistico, ma solo un mezzo per stare connessi all'universo, alla sua energia, di cui siamo parte. La mia piccola missione è provare a darvi degli indizi portandovi sulle tracce meno battute verso luoghi dove l'unità della vita è evidente. Chi scrive è al servizio di questa energia creativa, io credo. Del resto il mio manifesto del 2004 parlava chiaro (si, I DIARI DI RUBHA HUNISH) quando tutto cò non era "di moda".

Cinque anni dopo CAMMINANDO il mio "lungo formato" riprende da qui: come sempre, potrebbe essere l'ultimo che scrivo, perché il mio spirito è felice di scoprire, senza per forza doversi dare un compito o una meta.

Perché come diceva Jack London:  "preferisco vivere a scrivere".


ART APP: ADDOMESTICARE LA NATURA

Ci sono interviste e interviste. Questa di Alberto Mazzocchi (appena tornato in libreria con Il Cavaliere) è sicuramente tra le più stimolanti oltre che, almeno per me, importanti di questo decennio che volge al termine. Non poteva che uscire su un magazine particolarmente attento e capace di approfondimenti e connessioni come ART APP, che giunge qui alla sue ventunesima uscita. Un estratto dall'intervista di Alberto Mazzocchi "Addomesticare la natura" si legge QUI, per acquistare la rivista basta andare sul sito del magazine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

012019

 

 

 

 

 


ANDARE PER SILENZI

Conosco poche persone che, come Franco, possono portare agevolmente un titolo del genere sulla copertina di un proprio libro. Conosco rarissimi esempi di scrittura inclusiva e capace di sondare profondità, vastità, orizzonti, slanci, riflessioni, spiritualità, come sa fare Franco. Lo dico perché prima ancora che amico, è per me sempre stato un maestro nel dialogo con la Terra, la natura - inclusa quella umana - intesa che in ogni istante ci sfiora, ci interpella, ci invita a essere ciò che possiamo essere. Volendo. "Andare per silenzi" è una summa del suo andare selvatico nel mondo, decenni dedicati a quella "via invisibile" che fa parte della narrazione di alcuni di noi che a questo hanno deciso di dedicare, più che la scrittura, l'intera vita, a tutto tondo. Ho pensato a lungo prima di scrivere queste righe, perché non è importante dire a chi mi legge di acquistare e leggere questo libro per una ragione o un'altra. Allora dirò solo questo: come Siddharta, da lui evocato e citato nel finale magnifico di "Andare per silenzi", traghettare sul fiume ci consente di vedere ciò che fluisce. Ciò che fluisce si chiama vita. Ciò che è questo libro.

 


L'ITALIANO IN RETE

Lunedì 22 ottobre vivrò un'esperienza inedita: non è il mio primo incontro con giovani studenti (questa volta un centinaio della terza media di Terno d'Isola, Bergamo), ma è per me una novità fare qualcosa che collega il mondo della Scuola a quello della radio - Radio3 RAI, il canale culturale e propositivo per eccellenza, sotto la guida della trasmissione La lingua batte, in collaborazione con i Ministeri dell'Istruzione, Università e Ricerca MIUR, degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale MAECI, l'Accademia della Crusca, la CRI - Comunità Radiotelevisiva Italofona e skuola.net. Per la sesta edizione organizzata dal programma, l'iniziativa si intitola #GiornataProgrammatica e l'incontro sarà naturalmente un escursus sull'uso della lingua italiana, sulla mia esperienza di scrittore e giornalista, sull'amore verso una lingua splendida come la nostra, cosi ricca, come la dieta mediterranea, di nutrienti. Durante la mattinata ci sarà un collegamento con Radio3, per una diretta di alcuni minuti. L'incontro non è aperto al pubblico. QUI le notizie sull'iniziativa.


L'UOMO DEL MOSCHEL è uscito

«Ora posso dirvelo: quel bambino non è più qui perché sono arrivato io.

Ma vi dico anche un'altra cosa: una sola verità non basta per capire i segreti e ogni segreto non è tutta la verità.»

 

L’Uomo del Moschel (Bolis Edizioni, vedi pagina dell'editore QUI se vuoi acquistarlo online; questa è invece la SCHEDA), con la copertina donata dall'illustratore Claudio Cristiani alla storia, è ora disponibile: dopo l'offerta realizzata fino al 6 settembre scorso e le letture in anteprima nel corso della rassegne di cammini geopoetici Nel Cuore Della Montagna, che si concluderà domani 29 settembre a Villa di Serio (Bg), ora il mio nuovo racconto è disponibile per tutti, nelle librerie e negli shop online. Sulla pagina INCONTRI le date delle prime presentazioni a Bergamo, Milano, Colle di Sogno, Nembro, conversando del libro insieme a ospiti speciali quali Elena Maffioletti, Alessandro Zaccuri, Luca Rota, Maurizio Panseri.

 

 

 

 


1979-1989: QUANDO SI POTEVA ANCORA FARE QUALCOSA

Con l'esplicito titolo "Losing Earth: The Decade We Almost Stopped Climate Change", il New York Times ha pubblicato un lungo reportage di Nathaniel Rich. Un documento molto importante, capace di ripercorrere i drammatici 61 anni da quando, già nel 1957, fu dimostrato che c'era bisogno di fermare i combustibli fossili e trovare nuove stradei per affrontare i cambiamenti climatici. E per un periodo, anche con l'aiuto dell'industria del petrolio, sembrò che ce ne fosse la volontà e la possibilità: "il consenso internazionale fu ampio e la soluzione condivisa globale. Occorreva un trattato internazionale per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Questa idea iniziò a diffondersi grazie alla Prima Conferenza sul Clima di Ginevra del febbraio 1979, dove si riunirono gli scienziati di 50 paesi che si trovarono unanimemente d'accordo sulla "urgenza necessaria" di agire".

E' un lungo articolo in inglese. Non molto tempo fa uno scienziato britannico aveva lapidariamente affermato che non resta più niente da fare. E che ormai non ragioniamo più oltre la fine di questo secono. Ma vale la pena ricordare come eravamo prima di operare la rimozione globale del problema da parte delle nostre menti, delle nostre coscienze e dunque, delle nostre agende politiche: LEGGI

 


ARRIVA "L'UOMO DEL MOSCHEL"

«Ci fu come un incontro stupefacente, quello tra chi veniva sognato e chi sognava.

Perché di irraggiungibile nei sogni non vi è nulla.»

 

L'Uomo del Moschel (Bolis Edizioni, scarica la scheda) uscirà il 27 settembre 2018: lo annuncia oggi l'editore dal suo sito, per offrire a chi vorrà esserne parte più confidenziale, un'opportunità speciale, ovvero prenotare, con uno sconto del 30%, il volume, per riceverlo in anteprima con una dedica personalizzata da parte mia. Come fare? Leggi questa pagina e segui le istruzioni per partecipare a questo interessante modo per chi ha voglia di avere la propria copia speciale. Avrete comunque modo di ascoltare degli estratti in anteprima nel corso dei cammini geopoetici di Nel Cuore Della Montagna, rassegna organizzata dalla Rete Bibliotecaria Bergamasca con il Sistema Valle Seriana con Alpes, iniziata il 17 giugno a Rovetta (leggi il calendario e le modalità di iscrizione, gratuita ma obbligatoria). A tutti i partecipanti ai miei cammini estivi verrà donata anche una cartolina speciale donata da Bolis Edizioni, dedicata a L'Uomo del Moschel. Due le presentazioni previste per il lancio, a Bergamo (6.10 Libreria Ubik) e a Milano (20.10, Hortensia), ma di questo ne parleremo in seguito. Intanto, prenotate le vostre copie "intime".