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“Nature”

GEOFULNESS. POETICA E CONSAPEVOLEZZA

DOMANI 24.4.2019 MOVIMENTE ASP CHIUDE le iscrizioni al primo incontro in cammino di domenica 28.4.2019 per:
Sono molto emozionato per un “inizio” che non credevo potesse darmi tanta lucidità, grazie a quel “bagliore stellare” che, dopo anni di amicizia e reciproca stima professionale, ci ha indicato “come fare”. La mindfulness guidata da Elena Mazzoleni “copula” con la geopoetica – versione DS: anni di pratiche e di scambi di idee e percezioni. Ecco come si arriva alla Geofulness, fortunato nome regalatoci da mio figlio Leonardo. Ora ci siamo: domenica 28 aprile, in Presolana.
Siamo molto consapevoli di questa “prima esperienza” con chi ha scelto di esserci. Perché sappiamo che aldilà di tutto il lavoro fatto, si tratta di un esperimento che solo voi potrete definire “riuscito”. La ricerca sul campo ci ha detto che la miscela è intensa. Ciò che per noi è di fondamentale importanza è sapere di proporre qualcosa che possa lasciare a voi quel “materiale interiore” adatto per la vita di ogni giorno. La pagina dedicata dal mio sito si trova QUI

ALL’EQUINOZIO SBOCCIA LA GEOFULNESS

Ci abbiamo lavorato, abbiamo seguito con interesse e curiosità, per anni, i rispettivi percorsi – io della dottoressa Elena Mazzoleni e di MoviMente, associazione di promozione sociale, lei dei miei libri, dei miei scritti, dei miei incontri, dei cammini geopoetici. Ci siamo detti molte volte che sarebbe stato bello “studiare” qualcosa che unisse le nostre attività per dare origine a qualcosa di nuovo. E mentre terminavo di scrivere Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione la dottoressa Mazzoleni proseguiva con la sua intensa e seguitissima attività iniziata tre decenni (core counseling, mindfulness e molto altro). Infine, in un giorno di gennaio, camminando insieme nelle foreste di Presolana, avvolti da quella luce magnifica che l’inverno regala nei pomeriggi profondi, ci siamo chiesti come fare incontrare la mindfulness e la geopoetica: prima di uscire di casa Leonardo Sapienza, anni 9, ha detto: “farete la Geofulness”. Perfetto (e primo brevetto per il giovane geopoetino). E allora che Geofulness sia. Dal 28 aprile 2019, ovviamente, dalle foreste di Presolana. Approfondimento e modulo di adesione QUI.

SENTIERI D’AUTORE GEOPOETICI SUL CORRIERE: IL SESTO ANNO

Iniziava tutto venerdì 7 marzo 2014. Da qualche mese si parlava, dalla redazione del Corriere della Sera di Bergamo, di creare una rubrica dedicata al camminare, di taglio geopoetico. Il numero uno partì dalla Corna Lunga di Sovere, sopra il lago d’Iseo, con visioni grandi tra Orobie e valle Camonica, Sebino e grandi pianure. Ricordo bene la telefonata di colui che avrebbe seguito, settimana dopo settimana, questa lunga esplorazione poetica del nostro territorio, una grande provincia fatta di pianure e conurbazioni, fiumi, torrenti, laghi, nevai, alte vette, le magnifiche Orobie…Marco Brizzi, al quale vanno grandi meriti per la riuscita di questa impresa. In effetti non pensavamo a quanto sarebbe durata, la rubrica. Venerdì dopo venerdì, senza alcuna interruzione, oggi siamo arrivati a compiere cinque anni esatti 260 settimane. Ci sono stati, come è naturale, diversi cambiamenti, nel taglio, nello stile, nel modo di proporli e soprattutto, nel mio modo di osservare e raccontare. Un grande insegnamento da questa magnifica “provincia” per sviluppare i dettagli che hanno definito la mia geopoetica. Ecco QUI come ho voluto celebrare oggi, camminando dentro il “centro esatto” della nostra provincia, dove le Orobie non finiscono mai di incantarci per le continue sorprese che regalano. Non c’è molto da dire se non…camminiamo ancora. Camminiamo sempre.

IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Dal 13 marzo 2019

IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

(Bolis Edizioni)

 

Scarica il comunicato stampa QUI

Scarica la copertina QUI

Ci saranno due “prime”, a Bergamo e a Milano, in occasione dell’uscita del libro:

Scarica l’invito per BERGAMO, con Luca Rota ed Elena Maffioletti, 13 marzo 2019 QUI

Scarica l’invito per MILANO, con Gianni Canova ed Elena Maffioletti, 14 marzo 2019 QUI

Da fine marzo, parte Il Geopoeta Tour, ecco le prime date QUI

 

IL DONO DI MARK HOLLIS

E tuttavia guarderò fisso
Il colore della primavera
Immerso in quell’unico istante
Innamorato sempre di ogni cosa

(The Colour Of Spring) 

Era di questi tempi. Anno 1998. Mark Hollis pubblicava il suo unico album solista: “Mark Hollis”. Un capolavoro totale, senza confronti possibili nell’esistente: allora come oggi. Una musica che non esisteva e che ancora non esiste. Era stato leader dei Talk Talk, gruppo pop che dopo i grandi e godibili successi di elaborate canzoni popolari aveva dato una svolta incredibile alla loro, ma anche a quella dell’epoca, musica, con due album superlativi: “Spirit of Eden” e “Laughing Stock” (il quarto e il quinto della loro discografia). Ricordo personale: non seguivo molto i Talk Talk ma ricevetti una telefonata da Francesca Spada, allora ufficio stampa EMI a Milano, che mi disse: “so che non erano i tuoi ascolti i Talk Talk, ma ti voglio fare sentire questo album, “Spirit of Eden”. Resterai molto sorpreso”. Mai ringrazierò abbastanza Francesca per quella telefonata. Fu una folgorazione. Da quella band uscì anche Rustin’ Man (di recente tornato a pubblicare dopo anni di silenzio e che firmò insieme a Beth Gibbons il capolavoro del 2002 “Out of Season”).
Leggo oggi che Mark Hollis se ne è andato; aveva 64 anni terrestri. Da oggi, sarà sempre con noi ogni volta che osserverò il cielo stellato. Parlavo proprio di lui e Beth Gibbons con mia moglie qualche settimana fa. Le dicevo di questi immensi artisti che amiamo: produzione rarefatta, creazione di qualcosa di inesistente “prima”, silenzio, solo musica. Esploratori senza confronti. Coraggiosi, incapaci di fare i pagliacci del business. Gente che “sente” di essere arrivata alla sua costellazione, quando termina un’opera – che sia anche l’unica, perché no? Sono i migliori.
Quando la loro musica ti ha dato cosi tanto è difficile accettare che, davvero, non saranno più qui per – chissà – un giorno, riprovare a connetterci da qualche parte, su qualche sintonia.

Grazie Mark. La tua musica sarà sempre un “colore di primavera”. E che la via stellata ti accolga, di nuovo a casa.

IL “MIO” BRUCE CHATWIN

ASCOLTA IL PODCAST (SETTIMA PUNTATA) QUI

Il 18.1.1989 moriva Bruce Chatwin. Parrà strano a dirsi, ma quando rimasi folgorato dall’incontro con questo viaggiatore e scrittore supremo, pochissimo sapevo della sua vicenda. Era bello scoprire cosi libri e autori: poche righe sulle alette e poi, in biblioteca a cercare. Ero appena venuto a vivere in montagna e divoravo Adelphi in serie. “In Patagonia”, “Le Vie dei Canti” (“The Songlines”, 1987) … trovai qualcuno e qualcosa che sapevano dirmi, “non sei da solo, a sentirti solitario e nomande”. Fu tale l’impatto che quando, nel 1996, uscì il postumo “L’anatomia dell’irrequeitezza” proprio il suo articolo del 1970 “Questo nomade nomade mondo” si infilò nel mio DNA.

Ero su un crinale ventoso e innevato, non lontano dalla Via dei Canti orobica, solitario le mie “songlines” mormoravano tra piedi il cuore e la mente. La telefonata era da prendere: Lorenzo Pavolini è uno dei migliori giornalisti radiofonici italiani, con il quale abbiamo già fatto molto insieme nel 2016, quando cadde il centenario della scomparsa di Jack London. Telefonava da Rai3: “stiamo facendo da alcune settimane puntate dedicate a

Chatwin nel trentennale della sua scomparsa”. Commosso per essere stato pensato a parlare di Chatwin camminatore geopoeta, ho registrato un intervento. Ho ripensato a quando “I Diari di Rubha Hunish” fu protagonista al Premio Chatwin (La Spezia, 2004), con gratitudine: li incontrai e parlai con Walter Bonatti. Lessi e ascoltai Cristina Donà, che “suonò” le mie pagine. Lo speciale andrà in onda domani, sabato 16 febbraio alle 18. Su Radio3 RAI, ovviamente. Ho scelto le letture e quale grande onore, a leggere quei testi, l’amico Giuseppe Cederna.

Devo dire altro? Ah, si, trovate il link su RaiPlay di tutte le puntate su Bruce Chatwin: l’alternativa nomade, ascoltatele, già sei sono andate in onda. Poco prima di registrare l’intervista ho riaperto, 25 anni dopo, alcuni libri. E su “La Via Dei Canti” ho trovato questo sottolineato. No, non è un estratto dall’imminente Il Geopoeta, ma la sua radice profonda e perduta, la poiesis. Non lo ricordavo: ma il mio corpo, lo sapeva. Grazie Bruce, grazie Lorenzo.

IL GEOPOETA: CI SIAMO. PRENOTA LA TUA COPIA!

La data si avvicina. Mercoledì 13 marzo non solo segnerà l’uscita di questo libro che ha vissuto peripezie difficili da riassumere (ve le racconteremo durante il primo incontro, vista la presenza di Elena Maffioletti – scrittrice e “coproduttrice” artistica di questo libro). Quattro anni di lavoro di scrittura (e di cammini e di viaggi e di revisioni e…) per oltre un quarto di secolo di “vissuto” e scrittura. Il primo incontro sarà proprio quel giorno alle 18.30 presso la Sala Viscontea dell’Orto Botanico di Bergamo, nella magia di Città Alta. A parlarne con me ci saranno Luca Rota ed Elena Maffioletti, che ci spiegherà come ha lavorato da “editor” sul testo del quale aveva seguito la lunga genesi.

Leggete QUI come prenotare la vostra copia (con un prezzo di favore) per ritirarla proprio da me, in quell’occasione. Non posso dire molto altro, se non dire grazie all’editore Bolis che ha ritenuto questo libro “importante” aldilà di ogni considerazione commerciale. Lo penso anch’io: è un libro che non c’era, prima. Questo mi sento di dirlo. Ora …serve il vostro aiuto. Augh

IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Si intitola IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Lo pubblica Bolis Edizioni, in libreria dal 13 marzo, è il frutto di oltre 20 anni di andar seluvatico e scrittura, incontro, riflessione, soprattutto confronto: auspicio al ricongiungimento con la “scrittura della Terra” – la geografia; della poesia che portiamo dentro come canone di comunicazione universale e del quale facciamo parte.
E’ stato un cammino lungo e complesso, io so bene chi devo ringraziare, a partire dall’editore Bolis, soprattutto la collega e amica Elena Maffioletti, che sta lavorando con me alla quinta e ultima stesura. Ma come dimenticare Cristina Busin di Alpes, Tiziano Fratus e Paolo Valentini di Walkabout Literary Agency per i consigli e la vicinanza.
Il mio amico di andar selvatico Bruno Noris, lui ha scattato quella piccola e innocente fotografia che la mia amica, la grandissima artista siciliana Samantha Torrisi, ha trasformato in un bozzetto (olio su tela) da donarmi e che mi ha commosso quando è arrivato qui a casa e che tengo davanti a me perché so che quello, non
sono io, ma il geopoeta che sta in tutte e tutti noi.  Ecco, l’immagine di copertina è loro.
Spero vi piacerà: sarà un andar leggendo non immediato, l’invito a ricordarci che i libri non sono un fine onanistico, ma solo un mezzo per stare connessi all’universo, alla sua energia, di cui siamo parte. La mia piccola missione è provare a darvi degli indizi portandovi sulle tracce meno battute verso luoghi dove l’unità della vita è evidente. Chi scrive è al servizio di questa energia creativa, io credo. Del resto il mio manifesto del 2004 parlava chiaro (si, I DIARI DI RUBHA HUNISH) quando tutto cò non era “di moda”.

Cinque anni dopo CAMMINANDO il mio “lungo formato” riprende da qui: come sempre, potrebbe essere l’ultimo che scrivo, perché il mio spirito è felice di scoprire, senza per forza doversi dare un compito o una meta.

Perché come diceva Jack London:  “preferisco vivere a scrivere”.

ART APP: ADDOMESTICARE LA NATURA

Ci sono interviste e interviste. Questa di Alberto Mazzocchi (appena tornato in libreria con Il Cavaliere) è sicuramente tra le più stimolanti oltre che, almeno per me, importanti di questo decennio che volge al termine. Non poteva che uscire su un magazine particolarmente attento e capace di approfondimenti e connessioni come ART APP, che giunge qui alla sue ventunesima uscita. Un estratto dall’intervista di Alberto Mazzocchi “Addomesticare la natura” si legge QUI, per acquistare la rivista basta andare sul sito del magazine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

012019

 

 

 

 

 

ANDARE PER SILENZI

Conosco poche persone che, come Franco, possono portare agevolmente un titolo del genere sulla copertina di un proprio libro. Conosco rarissimi esempi di scrittura inclusiva e capace di sondare profondità, vastità, orizzonti, slanci, riflessioni, spiritualità, come sa fare Franco. Lo dico perché prima ancora che amico, è per me sempre stato un maestro nel dialogo con la Terra, la natura – inclusa quella umana – intesa che in ogni istante ci sfiora, ci interpella, ci invita a essere ciò che possiamo essere. Volendo. “Andare per silenzi” è una summa del suo andare selvatico nel mondo, decenni dedicati a quella “via invisibile” che fa parte della narrazione di alcuni di noi che a questo hanno deciso di dedicare, più che la scrittura, l’intera vita, a tutto tondo. Ho pensato a lungo prima di scrivere queste righe, perché non è importante dire a chi mi legge di acquistare e leggere questo libro per una ragione o un’altra. Allora dirò solo questo: come Siddharta, da lui evocato e citato nel finale magnifico di “Andare per silenzi”, traghettare sul fiume ci consente di vedere ciò che fluisce. Ciò che fluisce si chiama vita. Ciò che è questo libro.