ESSERE MONTAGNA (reprise 2021)

Dal fondo valle o dagli spazi in quota, osservando le imponenti terre alte dove verticale e orizzontale diventano profondità, spesso mi chiedo qual è la presenza, l’idea, la forza del dna della Montagna nell’immaginario umano. Non esiste mai una risposta diretta. Essere Montagna è una riflessione che ho fatto più volte nel tempo. Nel 2011, sul magazine TAM TAM ne proposi una prima versione che ho voluto rileggere dopo altri dieci anni di vita nelle alte terre:

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FRI FLYT, L'ARTICO DAL QUALE NON SI TORNA

Nel 2011, per la prima volta, all'interno della seconda edizione de I DIARI DI RUBHA HUNISH, usciva il racconto artico Fri Flyt, Libero Fluttua, scritto durante una spedizione oltre il circolo polare artico, in navigazione nel mare del Nord e in esplorazione con gli sci da escursionismo-alpinismo. Il titolo, è un omaggio alla barca di dodici metri con la quale, nell'inverno 2008 navigammo quelle acque. Tredici anni dopo, voglio ricordare quel periodo così speciale, che racconto anche in LA MUSICA DELLA NEVE. E un giorno, accucciato su un'altura e con il grande mare artico sotto di me, nei taccuini scrissi:

 

Noi pensiamo di tornare a casa. Ma non abbiamo ancora capito una cosa. 

Siamo diventati corrente, siamo diventati flusso libero. Non torneremo mai più a casa.

 

Ma perché dall'Artico non si torna mai?

Scoprilo leggendo Fri Flyt, Libero Fluttua

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IL RICHIAMO, DI BARRY LOPEZ.

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Nel 2014 coronai il sogno di vedere pubblicata un’antologia italiana dei saggi scritti da Barry Lopez nell’arco di oltre trent’anni: Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione (Galaad Edizioni). Quell’unica raccolta esistente non in lingua inglese, fu pensato insieme a Lopez e fu il sigillo di un’amicizia che il grande scrittore mi aveva donato, elargendo molti consigli sulla scrittura e sulla determinazione con la quale credere nella mia voce narrativa, addirittura prima che io pubblicassi I Diari di Rubha Hunish, che è un libro intriso del suo spirito. Fu durante la lavorazione che Barry, l'amico e guida, mi svelò della sua malattia. Da allora sono passati sette anni, durante i quali lui riuscì a completare il meisterwerk, Horizon, uscito nel 2019.  Un lavoro lungo trent'anni. L’uomo Barry è scomparso a 75 anni lo scorso Natale, ma la sua opera sarà per sempre inaffondabile. Ecco un racconto meraviglioso, IL RICHIAMO, uscito originariamente su WALDEN magazine, quattro anni fa, ora ripubblicato per la prima volta online su LIMINA, rivista culturale online, con le illustrazioni di Simona Piccolini.

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IL SENSO DELLA DIVERSITA'. LE SEIMILA LEZIONI DI BARRY LOPEZ

Il caro amico Robert Weis, mi ha ricordato un breve e folgorante testo di Barry, uscito su Kyoto Journal, intitolato Six Thousand Lessons; Lopez aveva un rapporto speciale con il Giappone e proprio in Sogni Artici, nel 1986, ne aveva scritto con parole che ancora adesso restano sublimi. Questo breve testo, racconta uno dei grandi valori del viaggio umano: l'incontro con la diversità. Potete leggerlo QUI in originale, in attesa di potere, un giorno tradurlo completamente per una possibile antologia che segua Una Geografia Profonda. Visitate www.barrylopez.com. E intanto, ecco un passaggio chiave:

 

SEIMILA LEZIONI

«Durante gli anni trascorsi a viaggiare, la mia comprensione del significato di diversità è mutata. Partendo dall’intuizione che il mondo, da un luogo all’altro e da una cultura all’altra, vidi che era ben diverso da come ero stato indirizzato a credere. Poi ho iniziato a capire che ignorare queste differenze non solo significa essere insensibili, ma che è ingiusto e pericoloso. Ignorare le differenze non migliora le cose: crea isolamento, dolore, ira, disperazione. Infine arrivai a cogliere qualcosa di profondo. Tra tutte le forme sociali di vita, i modelli di organizzazione sociale a lungo termine mi apparvero imperniate su un lavoro capace di preservare l’integrità della comunità che nel contempo sa garantire autonomia a ognuno dei propri membri. Compresi come ciò che rendeva meravigliosa e memorabile una società era una specie di combinazione tra autonomia e riguardo che, unite insieme, riuscivano a minimizzare il conflitto. La mia comprensione della diversità, ora, è che non si tratta, come credevo un tempo, di una caratteristica della vita. La diversità è una condizione necessaria per la vita

 

 


BARRY LOPEZ 1945 - 2020. ARRIVEDERCI, MAESTRO

Lui aveva 50 anni quando un mio amico decise che dovevo leggere ARCTIC DREAMS. Quel libro, avrebbe cambiato il corso della mia vita. Dandomi da fare, trovai un indirizzo al quale scrivere. Volevo spiegare a Barry Lopez che la lettura di quello e subito dopo di tutti i suoi altri libri e dei suoi saggi, mi aveva fatto capire come avrei dovuto impostare il cammino sul sentiero inesplorato dove volevo depositare la mia scrittura. Tra il 1995 e il 2004, anno in cui pubblicai I Diari di Rubha Hunish, Barry fu sempre al mio fianco. Mi accolse come discepolo, mi accolse come amico. Con Cristina, lo incontrammo nella sua casa di Finn Rock, Oregon, nell'autunno del 2007. Mi diedi molto da fare per diffondere Barry in Italia, la sua gratitudine fu sempre grande ed esplicita, persino nel suo libro definitivo, HORIZON, del 2019, riuscì a trovare due righe per me. Quando ricevetti questo libro, ebbi una fitta al cuore. Sembrava un addio. E in effetti, era un addio.  Questo suo capolavoro, la cui lavorazione era durata tre decenni, uscì lo stesso giorno in cui io - nel mio piccolo . pubblicavo e presentavo a Milano Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione. Percezione, un vocabolo che grazie a Barry, per me, aveva assunto enorme significato, fin da quando lessi ARCTIC DREAMS. Era la chiave per dare un nome alla Intimate Geography (UNA GEOGRAFIA PROFONDA, titolo dell'antologia che curammo insieme nel 2014). Pochi anni fa, un giorno, mi raccontò del suo cancro alla prostata. Mi disse di non diffondere assolutamente questa notizia. Da lì, lettere e  telefonate si diradarono, in qualche modo, faceva capire al mondo che era meglio salutarsi così. Nel gennaio 2020 ci siamo sentiti al telefono, chiudendo con un saluto che adesso mi fa sussultare e mi stringe la gola. Due giorni fa mi sono detto: "provo a telefonargli in questi giorni". Due giorni fa, Barry Lopez è mutato nello spirito eterno e diffuso che ci attende quando torniamo a essere stelle. E se ne è andato. Il dolore è grande. A chi mi ha seguito in questi anni, ho cercato di trasferire tanto della scrittura di Barry, con letture, traduzioni, conversazioni. Dai Sogni Artici all'Orizzonte, Barry al mondo umano ha dato tantissimo. Io lo ringrazio per la dedica che vedete nell'immagine: gli dissi che avevo già la copia della prima edizione italiana di ARCTIC DREAMS, oltre a quella del 2006, che curai col vero titolo di SOGNI ARTICI. A lui sarebbe piaciuto mantenere il titolo originale, ma riuscimmo almeno a correggere il titolo della prima edizione. Ne scrissi, per raccontare di questo capolavoro, QUI. Ma lui ci teneva troppo e volle spedirmene una, originale, con questa piccola grande dedica. Però, io Barry ti ringrazio per avere appeso al frigorifero di casa quella foto che tu sai, che ti inviai nove anni fa, lungo un fiume selvaggio. Tu sai quale.

LEGGI L'intervista a Barry Lopez. Le parole come territorio (2000, Rivista della Montagna)


NEVE, LA MATERIA DEI SOGNI

La neve.

Anzi, come scrivo nel mio LA MUSICA DELLA NEVE, un sogno.

Ecco il primo racconto bianco del 2020

Ero certo che la materia bianca mi avrebbe donato orizzonti e forza per un nuovo racconto, oggi sul Corriere della Sera di Bergamo,

Neve. Magia In Presolana:

"in questa neve, dove ci possiamo muovere senza costrizioni ognuno

avrà diritto alla propria traccia, alla propria emozione, alla propria visione"

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CHATWIN, HERZOG E IL NOMADE NOMADE NOMADE MONDO

Da oggi online su LIMINA una riflessione dedicata all'emozionante e straordinario - in ogni senso - film Nomad. In Cammino Con Bruce Chatwin, uscito in Italia a ottobre per la distribuzione di Wanted Cinema e che ho avuto l'onore di presentare a Milano, all'Anteo, con Gianni Canova e a Seriate al Cineteatro Gavazzeni. Un'opera emozionante e straordinaria nel senso più letterale della parola.

«Passiamo troppo tempo in stanze chiuse» scriveva Bruce Chatwin nel suo articolo scritto per Vogue It’s a nomad nomad nomad NOMAD world, (dicembre 1970, si trova nel volume postumo del 1996 Anatomia dell’irrequietezza, Adelphi), concludendo che «le droghe sono i veicoli per gente che ha dimenticato come si cammina. I viaggi reali sono più efficaci, economici e istruttivi do quelli fittizi».
Ancora trentenne, lo scrittore inglese pareva in procinto di .... CONTINUA A LEGGERE


CAMMINO D'AUTUNNO, GEOPOETICA DEL BOSCO CON DIANA TEDOLDI

E' una proposta nuova e nata grazie al progetto di Diana Tedoldi, (coach certificato, formatrice, facilitatrice)  Il Bosco Dei Talenti. Da quella lunga intervista realizzata nel giugno scorso in Val Seriana, sono nati spunti e idee sulle tante connessioni tra la pratica geopoetica e la sua pratica in natura e nel bosco (come il forest bathing). Da QUESTA intervista video nasce dunque un desiderio di condivisione professionale che porta a CAMMINO D'AUTUNNO. AVVENTURA NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE che abbiamo deciso di proporre immersi nelle foreste della Presolana, il mio genius loci più caro. Sarà una giornata lunga intensa e ricca di stimoli e lavoro di riconnessione con noi stessi grazie alla pratica geopoetica e a quello della Nature Coach Academy di Diana. Leggete con cura questo documento, il numero dei partecipanti è limitato, costi e modalità di iscrizione sono specificati nell'opuscolo

CAMMINO D'AUTUNNO. AVVENTURA NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

 


RAI1 E IL DOCUMENTARIO DELLA VAL SERIANA

Per gli speciali del TG1, domenica 13 settembre 2020 la RAI ha messo in onda un lungo e notevole documentario realizzato da Andrea Luchetta in Val Seriana. Ho incontrato il giornalista grazie a Gessica Costanzo e abbiamo visto come Andrea, trascorrendo intere settimane, durante il mese di luglio, sul nostro territorio, ha voluto e saputo scavare, raccontare gli effetti della devastazione che abbiamo subito in quella che abbiamo chiamato, nel nostro libro, La Valle Nel Virus. Ma Luchetta ha anche saputo raccontare il non detto e la nostra geografia, che gli ho mostrato durante una lunga giornata trascorsa insieme. Lui, per primo, voleva capire la geografia di questa valle e questo è uno dei pilastri del documentario. Un importantissimo lavoro, perché per la prima volta la Val Seriana viene inquadrata e raccontata come andava fatto: Mòla mia resterà da ora in avanti un documento storico che si studierà negli anni a venire. Ma ricordiamo anche i freddi numeri e l'abbandono che abbiamo subito (nel quale ancora viviamo), come scritto nella presentazione del documentario:

milleduecento morti ufficiali per Covid in una valle dove, in poche settimane, se n'è andato quasi l'1% della popolazione. Un'ondata di dolore paragonabile al Vajont, per la violenza sconfinata e le dimensioni ridotte del territorio. A Speciale Tg1, il viaggio di Andrea Luchetta in Val Seriana dove tutto è precario, fragile, mimetico - una paura, un dolore che scavano sottopelle e richiederanno anni di lavoro. Una paura che si fa ansia crescente in vista dell'autunno. Per settimane è sfuggita persino la portata dell'epidemia.

Qualcuno ci ha detto (anche in ambiente editoriale), che la Val Seriana era "una questione locale" e che si doveva raccontare globalmente la tragedia. Peccato che la catastrofe lombarda sia partita da Alzano Lombardo. Abbiamo subito e subiamo il negazionismo di chi vive in Lombardia a pochi chilometri da noi, l'alta Val Seriana è stata abbandonata a se stessa anche mediaticamente, tranne sporadiche incursioni. C'era fin dall'inizio "solo" Gessica con Diego per il loro quotidiano online Valseriananews la testata senza la quale non esisterebbe neanche il nostro libro. Molte persone hanno vergogna di ciò che è accaduto, come se fosse una colpa: si chiama disordine da stress post traumatico e si diagnostica a chi è vittima di terremoti, disastri aerei e ferroviari, violenze, guerre. Col passare dei giorni le cose raramente migliorano, perché la nostra percezione, come raccontata anche in Mòla mia, è quella di una superficialità e indifferenza disarmanti: non solo da parte delle istituzioni regionali e nazionali, ma anche da chi credevamo in grado di capire. Persone come noi. Questo documentario, in tempo reale, apre gli occhi a chi ha preferito girarsi dall'altra parte; gente come noi, semplicemente nata in altre parti del paese Italia. Per aprirli bene, per capire cosa ci hanno fatto, basta cliccare QUI e vedere il docu su Rai Play. Anche se non c'è peggior sordo di colui che non vuole sentire, me ne rendo perfettamente conto ora più che mai.


CRONACHE GEOPOETICHE. ULTRA OROBIE

Nelle settimane scorse, sul Corriere della Sera di Bergamo, ho curato una serie in quattro puntate di luoghi "ultra" delle magnifiche Orobie bergamasche. A causa della pandemia, da Febbraio 2020, dopo 312 venerdì consecutivi, si era interrotta la rubrica "Sentieri d'autore" iniziata nel marzo 2013. In totale, tra queste incursioni geopoetiche e i reportage più estesi, sono oltre 350 i pezzi usciti per raccontare le Orobie, in sette anni, dal quotidiano.

La serie UltraOrobie si può leggere seguendo i link sottostanti:

  1. In Presolana

2.  A Roncobello, in Val Brembana

3. Camplano, tra Arera e Grem

4. La Val Cerviera, alle sorgenti del Serio