IL TOUR GEOPOETICO ESTATE-AUTUNNO 2019

I numeri non dicono molto, se non rappresentano contenuti. Ma i (circa) trenta incontri che a partire dal 5 luglio per arrivare a metà novembre rappresenteranno tutte le declinazioni offerte dal mio "libro dei libri" (Il Geopoeta, Bolis Edizioni, che potete acquistare anche sul sito del'editore qui), meritano un post gioioso. Si va in tour anche quest'anno. Ci saranno oltre quindici cammini geopoetici (nove dei quali per la seconda edizione di Nel Cuore della Montagna, a cura di Alpes e del Sistema Bibliotecario Valle Seriana: a giorni orari e luoghi di ritrovo, ma le date le trovate già adesso su questo sito), un viaggio d'autore (in Trentino iscrivetevi, se volete, appena possibile a La Via Larix: i posti sono solo 12), le tante presentazioni del libro nuovo, i reading musicali di Attraverso Le Terre Del Suono, il debutto pubblico della Geofulness...Fate un giro nella pagina INCONTRI, ma spero davvero, fatevi un giro geopoetico...Approfitto per segnalarvi che ora esiste il primo sentiero geopoetico italiano, dichiarato come tale. Io ovviamente c'ero, provate a leggere questo reportage sul Sentiero dell'Acqua e della Pietra su Traveller. E' magnifico.


COSA VOTA LA NATURA MADRE?

CRONACHE GEOPOETICHE DEL 27 maggio 2019

Mi interrogo a ogni giro elettorale sul perché quando agiamo da massa disunita e sobillata dagli slogan finiamo per farci allontanare dal senso della vita; sul perché si cede alla tentazione di adorare la paura ed ergerla a insuperabile valico per lasciarci guidare dall'impulso, esprimendo di noi quelle cose che dovremmo risolvere dentro, nel rapporto che abbiamo con il nostro negativo. Mi chiedo perché quando ci si unisce liberamente, nella creatività condivisa del vivere insieme, al contrario, sappiamo dare vita a creazioni sociali magnifiche. Come per esempio la democrazia, che al pari di ogni altra creazione umana, ha bisogno di evolversi: è vero. Ma è anche l'unica forma che ci consente di decidere di convivere senza ucciderci a vicenda.

Ci dicono sempre che tutto è molto complesso e allora per riflettere sulle Europee 2019 invito a osservare la fotografia che ho scattato camminando in una foresta verdissima insieme all'amica e collega Elena Maffioletti pochi giorni fa. Risalito l'umido bosco percorso da un torrentello che scorre sul calcare, siamo giunti alla Forcella del Sorriso, toponimo di buoni auspici. Ci siamo messi a guardare l'intorno. Quattro sentieri raggiungono quel punto di svolta. Poi ho notato che la luce filtrava dal cielo, a quell'ora, evidenziando le forme dei due alberi che vedete, uno in primo piano con il tronco che curva verso sudovest e l'altro che si eleva, quadruplicandosi, verso l'alto. Due essenze diverse che convivono nello stesso bosco, con altre decine di essenze. E senza farsi la guerra. Lo sguardo è stato attratto dove in quel momento c'era, per citare l'autoesplicativo titolo del libro dell'amico Fratus, "Il sole che nessuno vede". Sole che è una stella che è luminosità che è dono per riuscire a vedere dove spesso pensiamo non vi sia niente di speciale da vedere. Eppure, il sorriso tra me e Elena, mi ha detto che da vedere e percepire c'era davvero tanto. Così tanto, che sarebbe impossibile descriverlo in poche righe. Eppure dirò questo. La complessità della natura, di cui noi siamo parte e non padroni, si manifesta con una semplicità disarmante. Osservando quei due alberi, tra le centinaia presenti in quel luogo, per l'ennesima volta ho potuto percepire che la vita tende alla vita e che quella complessità - il "funzionamento" della vita degli alberi - è un bagliore davvero semplice da assorbire. Che in quello stretto passaggio tra lo stupore delle forme e la comprensione della potenza della vita, c'è tutto quello di cui ho bisogno per sapere che per me l'unico voto che conta è quello della natura madre. Ovvero della vita. E' complesso, ma è semplice capirlo. La natura non parla mai con lingua biforcuta, ma con la lingua della vita. Non so perché, ma quando io e l'amica scrittrice, che ci ha donato un capolavoro come "Il principio della Terra", abbiamo ripreso il cammino, mi sembrava di avere compreso più cose sulla complessità. E il mio passo era più leggero.


GEOFULNESS. POETICA E CONSAPEVOLEZZA

Sono molto emozionato per un "inizio" che non credevo potesse darmi tanta lucidità, grazie a quel "bagliore stellare" che, dopo anni di amicizia e reciproca stima professionale, ci ha indicato "come fare". La mindfulness guidata da Elena Mazzoleni "copula" con la geopoetica - versione DS: anni di pratiche e di scambi di idee e percezioni. Ecco come si arriva alla Geofulness, fortunato nome regalatoci da mio figlio Leonardo.
Siamo molto consapevoli di questa "prima esperienza" con chi ha scelto di esserci. Perché sappiamo che aldilà di tutto il lavoro fatto, si tratta di un esperimento che solo voi potrete definire "riuscito". La ricerca sul campo ci ha detto che la miscela è intensa. Ciò che per noi è di fondamentale importanza è sapere di proporre qualcosa che possa lasciare a voi quel "materiale interiore" adatto per la vita di ogni giorno. La pagina dedicata dal mio sito si trova QUI

ALL'EQUINOZIO SBOCCIA LA GEOFULNESS

Ci abbiamo lavorato, abbiamo seguito con interesse e curiosità, per anni, i rispettivi percorsi - io della dottoressa Elena Mazzoleni e di MoviMente, associazione di promozione sociale, lei dei miei libri, dei miei scritti, dei miei incontri, dei cammini geopoetici. Ci siamo detti molte volte che sarebbe stato bello "studiare" qualcosa che unisse le nostre attività per dare origine a qualcosa di nuovo. E mentre terminavo di scrivere Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione la dottoressa Mazzoleni proseguiva con la sua intensa e seguitissima attività iniziata tre decenni (core counseling, mindfulness e molto altro). Infine, in un giorno di gennaio, camminando insieme nelle foreste di Presolana, avvolti da quella luce magnifica che l'inverno regala nei pomeriggi profondi, ci siamo chiesti come fare incontrare la mindfulness e la geopoetica: prima di uscire di casa Leonardo Sapienza, anni 9, ha detto: "farete la Geofulness". Perfetto (e primo brevetto per il giovane geopoetino). E allora che Geofulness sia. Dal 28 aprile 2019, ovviamente, dalle foreste di Presolana. Approfondimento e modulo di adesione QUI.


SENTIERI D'AUTORE GEOPOETICI SUL CORRIERE: IL SESTO ANNO

Iniziava tutto venerdì 7 marzo 2014. Da qualche mese si parlava, dalla redazione del Corriere della Sera di Bergamo, di creare una rubrica dedicata al camminare, di taglio geopoetico. Il numero uno partì dalla Corna Lunga di Sovere, sopra il lago d'Iseo, con visioni grandi tra Orobie e valle Camonica, Sebino e grandi pianure. Ricordo bene la telefonata di colui che avrebbe seguito, settimana dopo settimana, questa lunga esplorazione poetica del nostro territorio, una grande provincia fatta di pianure e conurbazioni, fiumi, torrenti, laghi, nevai, alte vette, le magnifiche Orobie...Marco Brizzi, al quale vanno grandi meriti per la riuscita di questa impresa. In effetti non pensavamo a quanto sarebbe durata, la rubrica. Venerdì dopo venerdì, senza alcuna interruzione, oggi siamo arrivati a compiere cinque anni esatti 260 settimane. Ci sono stati, come è naturale, diversi cambiamenti, nel taglio, nello stile, nel modo di proporli e soprattutto, nel mio modo di osservare e raccontare. Un grande insegnamento da questa magnifica "provincia" per sviluppare i dettagli che hanno definito la mia geopoetica. Ecco QUI come ho voluto celebrare oggi, camminando dentro il "centro esatto" della nostra provincia, dove le Orobie non finiscono mai di incantarci per le continue sorprese che regalano. Non c'è molto da dire se non...camminiamo ancora. Camminiamo sempre.


IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Dal 13 marzo 2019

IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

(Bolis Edizioni)

 

Scarica il comunicato stampa QUI

Scarica la copertina QUI

Ci saranno due "prime", a Bergamo e a Milano, in occasione dell'uscita del libro:

Scarica l'invito per BERGAMO, con Luca Rota ed Elena Maffioletti, 13 marzo 2019 QUI

Scarica l'invito per MILANO, con Gianni Canova ed Elena Maffioletti, 14 marzo 2019 QUI

Da fine marzo, parte Il Geopoeta Tour, ecco le prime date QUI

 


IL DONO DI MARK HOLLIS

https://www.youtube.com/watch?v=crkXA_aZvdk

E tuttavia guarderò fisso
Il colore della primavera
Immerso in quell'unico istante
Innamorato sempre di ogni cosa

(The Colour Of Spring) 

Era di questi tempi. Anno 1998. Mark Hollis pubblicava il suo unico album solista: "Mark Hollis". Un capolavoro totale, senza confronti possibili nell'esistente: allora come oggi. Una musica che non esisteva e che ancora non esiste. Era stato leader dei Talk Talk, gruppo pop che dopo i grandi e godibili successi di elaborate canzoni popolari aveva dato una svolta incredibile alla loro, ma anche a quella dell'epoca, musica, con due album superlativi: "Spirit of Eden" e "Laughing Stock" (il quarto e il quinto della loro discografia). Ricordo personale: non seguivo molto i Talk Talk ma ricevetti una telefonata da Francesca Spada, allora ufficio stampa EMI a Milano, che mi disse: "so che non erano i tuoi ascolti i Talk Talk, ma ti voglio fare sentire questo album, "Spirit of Eden". Resterai molto sorpreso". Mai ringrazierò abbastanza Francesca per quella telefonata. Fu una folgorazione. Da quella band uscì anche Rustin' Man (di recente tornato a pubblicare dopo anni di silenzio e che firmò insieme a Beth Gibbons il capolavoro del 2002 "Out of Season").
Leggo oggi che Mark Hollis se ne è andato; aveva 64 anni terrestri. Da oggi, sarà sempre con noi ogni volta che osserverò il cielo stellato. Parlavo proprio di lui e Beth Gibbons con mia moglie qualche settimana fa. Le dicevo di questi immensi artisti che amiamo: produzione rarefatta, creazione di qualcosa di inesistente "prima", silenzio, solo musica. Esploratori senza confronti. Coraggiosi, incapaci di fare i pagliacci del business. Gente che "sente" di essere arrivata alla sua costellazione, quando termina un'opera - che sia anche l'unica, perché no? Sono i migliori.
Quando la loro musica ti ha dato cosi tanto è difficile accettare che, davvero, non saranno più qui per - chissà - un giorno, riprovare a connetterci da qualche parte, su qualche sintonia.

Grazie Mark. La tua musica sarà sempre un "colore di primavera". E che la via stellata ti accolga, di nuovo a casa.


IL "MIO" BRUCE CHATWIN

ASCOLTA IL PODCAST (SETTIMA PUNTATA) QUI

Il 18.1.1989 moriva Bruce Chatwin. Parrà strano a dirsi, ma quando rimasi folgorato dall'incontro con questo viaggiatore e scrittore supremo, pochissimo sapevo della sua vicenda. Era bello scoprire cosi libri e autori: poche righe sulle alette e poi, in biblioteca a cercare. Ero appena venuto a vivere in montagna e divoravo Adelphi in serie. "In Patagonia", "Le Vie dei Canti" ("The Songlines", 1987) ... trovai qualcuno e qualcosa che sapevano dirmi, "non sei da solo, a sentirti solitario e nomande". Fu tale l'impatto che quando, nel 1996, uscì il postumo "L'anatomia dell'irrequeitezza" proprio il suo articolo del 1970 "Questo nomade nomade mondo" si infilò nel mio DNA.

Ero su un crinale ventoso e innevato, non lontano dalla Via dei Canti orobica, solitario le mie "songlines" mormoravano tra piedi il cuore e la mente. La telefonata era da prendere: Lorenzo Pavolini è uno dei migliori giornalisti radiofonici italiani, con il quale abbiamo già fatto molto insieme nel 2016, quando cadde il centenario della scomparsa di Jack London. Telefonava da Rai3: "stiamo facendo da alcune settimane puntate dedicate a

Chatwin nel trentennale della sua scomparsa". Commosso per essere stato pensato a parlare di Chatwin camminatore geopoeta, ho registrato un intervento. Ho ripensato a quando "I Diari di Rubha Hunish" fu protagonista al Premio Chatwin (La Spezia, 2004), con gratitudine: li incontrai e parlai con Walter Bonatti. Lessi e ascoltai Cristina Donà, che "suonò" le mie pagine. Lo speciale andrà in onda domani, sabato 16 febbraio alle 18. Su Radio3 RAI, ovviamente. Ho scelto le letture e quale grande onore, a leggere quei testi, l'amico Giuseppe Cederna.

Devo dire altro? Ah, si, trovate il link su RaiPlay di tutte le puntate su Bruce Chatwin: l'alternativa nomade, ascoltatele, già sei sono andate in onda. Poco prima di registrare l'intervista ho riaperto, 25 anni dopo, alcuni libri. E su "La Via Dei Canti" ho trovato questo sottolineato. No, non è un estratto dall'imminente Il Geopoeta, ma la sua radice profonda e perduta, la poiesis. Non lo ricordavo: ma il mio corpo, lo sapeva. Grazie Bruce, grazie Lorenzo.


IL GEOPOETA: CI SIAMO. PRENOTA LA TUA COPIA!

La data si avvicina. Mercoledì 13 marzo non solo segnerà l'uscita di questo libro che ha vissuto peripezie difficili da riassumere (ve le racconteremo durante il primo incontro, vista la presenza di Elena Maffioletti - scrittrice e "coproduttrice" artistica di questo libro). Quattro anni di lavoro di scrittura (e di cammini e di viaggi e di revisioni e...) per oltre un quarto di secolo di "vissuto" e scrittura. Il primo incontro sarà proprio quel giorno alle 18.30 presso la Sala Viscontea dell'Orto Botanico di Bergamo, nella magia di Città Alta. A parlarne con me ci saranno Luca Rota ed Elena Maffioletti, che ci spiegherà come ha lavorato da "editor" sul testo del quale aveva seguito la lunga genesi.

Leggete QUI come prenotare la vostra copia (con un prezzo di favore) per ritirarla proprio da me, in quell'occasione. Non posso dire molto altro, se non dire grazie all'editore Bolis che ha ritenuto questo libro "importante" aldilà di ogni considerazione commerciale. Lo penso anch'io: è un libro che non c'era, prima. Questo mi sento di dirlo. Ora ...serve il vostro aiuto. Augh


IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Si intitola IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

Lo pubblica Bolis Edizioni, in libreria dal 13 marzo, è il frutto di oltre 20 anni di andar seluvatico e scrittura, incontro, riflessione, soprattutto confronto: auspicio al ricongiungimento con la "scrittura della Terra" - la geografia; della poesia che portiamo dentro come canone di comunicazione universale e del quale facciamo parte.
E' stato un cammino lungo e complesso, io so bene chi devo ringraziare, a partire dall'editore Bolis, soprattutto la collega e amica Elena Maffioletti, che sta lavorando con me alla quinta e ultima stesura. Ma come dimenticare Cristina Busin di Alpes, Tiziano Fratus e Paolo Valentini di Walkabout Literary Agency per i consigli e la vicinanza.
Il mio amico di andar selvatico Bruno Noris, lui ha scattato quella piccola e innocente fotografia che la mia amica, la grandissima artista siciliana Samantha Torrisi, ha trasformato in un bozzetto (olio su tela) da donarmi e che mi ha commosso quando è arrivato qui a casa e che tengo davanti a me perché so che quello, non
sono io, ma il geopoeta che sta in tutte e tutti noi.  Ecco, l'immagine di copertina è loro.
Spero vi piacerà: sarà un andar leggendo non immediato, l'invito a ricordarci che i libri non sono un fine onanistico, ma solo un mezzo per stare connessi all'universo, alla sua energia, di cui siamo parte. La mia piccola missione è provare a darvi degli indizi portandovi sulle tracce meno battute verso luoghi dove l'unità della vita è evidente. Chi scrive è al servizio di questa energia creativa, io credo. Del resto il mio manifesto del 2004 parlava chiaro (si, I DIARI DI RUBHA HUNISH) quando tutto cò non era "di moda".

Cinque anni dopo CAMMINANDO il mio "lungo formato" riprende da qui: come sempre, potrebbe essere l'ultimo che scrivo, perché il mio spirito è felice di scoprire, senza per forza doversi dare un compito o una meta.

Perché come diceva Jack London:  "preferisco vivere a scrivere".