ABBEY ROAD DECOLLA PER L'ETERNITA'

QUI ABBEY ROAD. DECOLLIAMO PER L'ETERNITA'

Il mio intervento che spiega perché, l'edizione in uscita tra due giorni di Abbey Road, capolavoro finale dei Beatles, può aiutare a ridare una prospettiva a un'opera immortale. Abbandonatevi all’ascolto, spegnete il mondo: «Che i sogni dorati/ ti riempiano gli occhi/saranno sorrisi ad attenderti quando ti sveglierai».

BUONA LETTURA

Questo, con altri diciannove scritti, fa parte dell'imminente libro Attraverso Le Terre Del Suono in uscita il 22 novembre 2019 (INFO).

 


THE GEOPOETIC TOUR 2019. TULAR D'AUTUNNO

Venerdì 20 settembre 2019, sul calar dell'estate, inizia l'ultima fase del Geopoetic Tour 2019 che ha diffuso in Italia il mio libro ultimo Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, dal giorno della sua uscita il 13 marzo 2019. E' stato un viaggio entusiasmante che è andato ben oltre i migliori auspici e non solo per i (famosi) "numeri" - la partecipazione alle presentazioni e ai cammini geopoetici, ma soprattutto per la crescente coesione tra la proposta e la vostra partecipazione organica. Da Villasanta (Il libro del mondo. Festival delle Geografie) agli ultimi cammini di Nel Cuore della Montagna, da Monza (Biblioteca Carrobiolo) al festival letterario Det Vilde Ord, a Bodo nell'artico di Norvegia, da Como per Orticolario alla Valmalenco con Alt(r)o Festival , fino ad Avigliano con l'ultimo cammino narrativo della rassegna Le parole della Terra, tutto converge inevitabilmente alla chiusura del cerchio, il ritorno a Milano, sabato 15 novembre, al Museo di Storia Naturale per Bookcity2019. E quando un cerchio si chiude, un altro si (ri)apre, come già annunciato il 22 novembre pubblicherò Attraverso le terre del suono, un ritorno ai territori sonori dopo 22 anni dall'ultima volta, in forma di libro. Ma è proprio da un capitolo de Il Geopoeta che è nato il progetto ALTDS, il reading musicale (che potete ascoltare nella pagina ad esso dedicata su questo sito) e quindi il libro.

Ordunque, eccovi i link necessari:

INCONTRIAMOCI

IL GEOPOETA. AVVENTURE NELLE TERRE DELLA PERCEZIONE

ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO


MARTIN EDEN vs SUCCESSO

Success. Questo era il titolo originale di Martin Eden, mentre Jack London, durante l'avventuroso viaggio a bordo dello Snark, scrisse con certosina continuità uno dei capolavori della letteratura mondiale. Un romanzo di condanna dell'individualismo, un romanzo spesso anche interpretato al contrario - visto il finale tragico della vita del protagonista. Quando uscì, nel 1909, fu all'origine di molte controversie e a ben leggerlo (consiglio l'edizione Oscar Mondadori del 2009, dove nella curatela inclusi la lettera di Jack London a un quotidiano californiano che spiegava come l'individualismo fosse un male assoluto) non è difficile capire perché. Martin Eden, da adesso, è un film capolavoro, per genialità e densità, del regista Pietro Marcello, per capacità di sbarazzarsi di timidezze narrative e di formule preconfezionate. Un film la cui scrittura e lavorazione ha richiesto quel lungo tempo i cui frutti si vedono nelle due ore sullo schermo. Si dice, in genere, che l'intreccio di registri differenti è la chiave di lettura per certi film. Ma in questo caso la genialità sta nell'andare oltre questo intreccio: la capacità di piegare il "tempo storico" che viene messo al servizio della verità poetica. L'abilità di non tralasciare proprio nulla di fondamentale della narrazione - della trama e dei personaggi, del capolavoro londoniano - ha portato a non preoccuparsi di doverci presentare una trasposizione del romanzo (come recitano i titoli di testa, il film è liberamente ispirato al romanzo). Il che non ha impedito a Maurizio Braucci e allo stesso Pietro Marcello di rispettare la trama originale, riuscendo a portarci in un "oggi" si contemporaneo ma, allo stesso tempo, abbastanza lontano per non collocare la nostra percezione sempre nello stesso luogo interiore. Ecco dunque che Napoli è Napoli, apertamente Napoli, come lo è la parlata del protagonista, che è napoletano e si chiama Martin Eden e la credibilità non ne soffre mai. Ma Napoli, vista la città che è storicamente, è anche un Ognidove che non sovrasta la collocazione degli eventi, rispetto a quello che abbiamo letto nel libro. L'interpretazione di tutti gli attori, con Luca Marinelli/Martin Eden capace di essere il giovane che diventa adulto che conosce il successo che capisce l'insensatezza del successo e che sceglie l'inevitabile, è davvero notevolissima e questo dice molto delle doti del regista.

In tutto questo, Marcello ha saputo mettere la potenza del reale, la contemporaneità eterna di certi temi, ci ha ricordato il valore della libertà e della parola, l'inaccettabile monopolio della finzione su ciò che è vero. Ma c'è molto, moltissimo altro e per tale ragione esorto chiunque a vedere questa straordinaria opera cinematografica. E lo ha fatto si usando registri narrativi differenti, ma anche con la fotografia e certe inquadrature. Questo film resterà nella storia del cinema e sono felice di avere visto un film tratto da Jack London, finalmente, che vale la grandezza di quel magnifico scrittore.


IL GEOPOETA: OUTTAKES, I

IL PAESAGGIO NON E' UNA COLPA

Era questo il titolo di un capitolo scritto nel 2017, per Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione. Da oggi, a intervalli imprevedibili, rilascerò da questo mio sito alcuni estratti dai (tanti) capitoli che, per varie ragioni artistiche, sono rimasti inediti rispetto alla versione pubblicata da Bolis Edizioni nel marzo 2019. E' stato un lavoro non paragonabile rispetto a quello di tutti i miei altri libri da I Diari Di Rubha Hunish. Brevi Saggi Sull'Interruzione Del Pensiero In Viaggio (2004, 2011, 2017) a oggi.  Spero vi farà piacere ritrovare alcuni concetti, frasi, idee, poi sviluppate nel libro anche grazie al lavoro di editing con Elena Maffioletti. E magari a incuriosirvi per poi approfondire la mia produzione letteraria.

Davide Sapienza, 29 agosto 2019

OUTTAKE I da IL PAESAGGIO NON E' UNA COLPA

Se vai veloce l’evoluzione si ferma.
Ti sviluppi se ti muovi a passo lento.
La montagna ti suggerisce di continuo l’evidenza: se la vedi in orizzontale, la attraversi e scopri orizzonti. Se vedi solo in verticale, non sarà la permanenza a ispirarti, ma l’andare e il tornare. Così la montagna finirà per essere semplicemente un passaggio, una conquista, sulla quale proiettare, generalmente, gli stessi identici parametri e paradigmi della vita quotidiana “civilizzata” con gli stessi identici valori sociali predominanti: competitività, velocità, quantità invece della qualità. Ma allora ecco che nel corso degli anni si è lentamente – l-e-n-t-a-m-e-n-t-e – palesato da questo deserto di valori un nuovo popolo senza gerarchie e senza dogmi, il popolo di chi cammina e di chi esplora, il popolo di chi sa concentrarsi su ogni momento del suo andare, sia esso in montagna o tra le vie della città, pur sempre popolo in viaggio, nomade per definizione come scrisse già nel 1970 Bruce Chatwin nel suo saggio Questo nomade nomade mondo : «Siamo viaggiatori dalla nascita. La nostra mania ossessiva del progresso tecnologico è una reazione al nostro progresso geografico».

 

(c) Davide Sapienza 2015-2019, ogni riproduzione è vietata senza il consenso dell'autore


IL VALORE DEL SILENZIO

Domenica 27 luglio 2019 sono stato tra gli ospiti di "A sua immagine" a RAIUNO, il tema della puntata era "Il valore del silenzio". Potete vedere l'intera puntata QUI. Ho avuto il piacere di condividere lo studio, oltre che con la storica conduttrice Lorena Bianchetti (che ha stimolato con intelligenza noi ospiti, ispirandosi agli spunti molto interessanti per la puntata pensata e scritta da Franz Coriasco,  tra gli autori del programma), anche con il teologo Brunetto Salvarani e la scrittrice, giornalista e co fondatrice dell'Accademia del Silenzio di Anghiari, Nicoletta Polla Mattiot. Il programma della CEI, di impronta naturalmente religiosa, ha offerto molti spazi per allargare il discorso intorno a un argomento veramente infinito. Il silenzio, appunto, che ancora una volta - dopo le poesie autografie di L'Invisibile Canto Del Silenzio (2010), ha assunto sempre più importante anche perché è percependo il silenzio che si chiude Il Geopoeta. Avventure Nelle Terre Della Percezione:

"Noi non lo sappiamo, vestiti come siamo di rumore, ma ciò che ci attrae è il silenzio che avvolge il visibile per lasciare che l’invisibile prenda forma. Il silenzio ci attraversa, è l’inizio di ogni suono, ma anche la sua astrazione – la sua essenza. Come l’ho scoperto? In una buia notte nel cuore della foresta l’ho visto avanzare con me, a ondate: nell’oscurità illuminava ogni forma, come se sgorgasse dai miei occhi. Compresi allora che il silenzio è la meditazione dell’universo e io una sua stella."

 


IL RACCONTO DI SIAPOE

(c) ATTRAVERSO LE TERRE DEL SUONO.

"Mi chiamo SiaPoe e nei secoli dopo la stirpe di Caino compii il mio viaggio nelle terre scabrose. Ero soltanto un’anima allora, un’anima che non capiva perché la nostalgia di ricordi che non poteva avere pulsava come sangue, non appena vedevo la donna accudire la terra e i suoi frutti. Non ero mai nata e non potevo sapere di essere predestinata: per continuare a non nascere avrei dovuto cambiare forma in eterno. Avrei dovuto ascoltare il suono che avevo portato dentro di me per mille e mille anni e poi condurlo, invisibile, nelle anime della Donna. Come per quei ricordi dei quali non potevo avere nostalgia, così cominciai a sentire la melodia della canzone che non sapevo, il canto che mi riconobbe e che mi chiamò al luogo delle Donne da Vivere e da Cantare. Il luogo era stato una visione lontana e avevo imparato a immaginare un orizzonte sempre pronto a muoversi. Per vedere quell’orizzonte avevo dovuto lasciarmi portare da parole che fluttuavano invisibili e inudibili, trattenere negli occhi - fatti di cielo e terra - ogni immagine, imparare a scaldarmi di ogni scintilla. Stavo veleggiando nelle pieghe di un’aurora quando tutte le canzoni mai udite prima cominciarono ad essermi familiari; per la prima volta sentii le parole scorrere in me. Per la prima volta mi era permesso osservare tutta la strada delle altre vite srotolarsi sino al villaggio invisibile e inudibile dove era stabilito che avrei incontrato lo spirito-anima del mondo, la femmina Musica, l’anima Musa della nuova rivoluzione per la quale ero predestinata ad essere qui e ora, nel luogo della Donna. Qui e ora, non ho forma e non ho tempo, perché vedo ogni vita esprimersi in dimore diverse, corpi nomadi, trasfusione di anime senza fine.

Fu un mistero, ma accadde una sera al tramonto. Sotto di me vidi apparire ogni stagione conosciuta: c’erano donne che cantavano, che parlavano, donne che davano vita e davano morte, donne d’amore e donne di solitudine. Sorgevano dalla luce tremula e fresca che si muoveva risucchiata al centro del villaggio – e donavano. Ero curiosa e mi sciolsi nel cielo, abbandonai il mio destriero sicuro, entrai nel vento che soffiava per le strade. Il vento portava, come se fosse una regina, la voce primordiale, il respiro della Musica, l’aria del villaggio del suono. Stavo ascoltando, intenta, pronta a dare le mie parole alla mano invisibile tesa nel buio, quando sentii lo spazio aprirsi sotto di me e calai nel piccolo corpo di una giovane donna. Ora la voce era forte. Ero nuovamente primordiale."

Attraverso Le Terre Del Suono (dal capitolo Il racconto di SiaPoe)
Autunno 2019, Edizioni Underground?

La foto di questo post è (c) Guido Harari, 1997


#NCDM2019: LEGGERE LA NATURA

NEL CUORE DELLA MONTAGNA 2019. La seconda edizione del progetto "cammini geopoetici" per le biblioteche della Rete Bibliotecaria Bergamasca, Sistema Bibliotecario Valle Seriana.

La seconda edizione, a cura delle Rete Bibliotecaria Bergamasca, si intitola "Leggere la natura". Dieci appuntamenti a partire dal 13 luglio per concludersi il 21 settembre. LEGGI il programma completo, di cosa si tratta, come saranno impostati i cammini geopoetici sulla pagina dedicata di ALPES: senza dimenticare anche gli altri appuntamenti dal 5 luglio e fino a BookCity di Milano (novembre 2019), in giro per l'Italia (e una puntata nell'Artico norvegese). Calendario sempre in aggiornamento sulla pagina INCONTRI (circa trenta tra cammini geopoetici, presentazioni di "Il Geopoeta", conferenze).

Scarica QUI la locandina

Scarica QUI la cartolina


SOLSTITIUM 2019

Alle ore 15.54 di oggi inizia l'estate dell'anno 2019. Certo sappiamo che il sole non si "ferma" davvero, come dice l'etimo di questa parola evocativa. Ma noi a quell'ora lo osserveremo e lui, per un attimo, arrivando al punto massimo del suo apparente cammino rispetto all'orizzonte. Ma l'orizzonte, si sa, non è mai dove lo vediamo, ma dove lo immaginiamo. Per questo Solstitium ho deciso di raccontarvi, nel numero 276 della mia rubrica "Sentieri d'Autore" che esce dal 2014 ogni venerdì sul Corriere della Sera (edizione Bergamo), di un luogo dove l'Ultratempo regna da prima del Tempo: LEGGI


IL TOUR GEOPOETICO ESTATE-AUTUNNO 2019

I numeri non dicono molto, se non rappresentano contenuti. Ma i (circa) trenta incontri che a partire dal 5 luglio per arrivare a metà novembre rappresenteranno tutte le declinazioni offerte dal mio "libro dei libri" (Il Geopoeta, Bolis Edizioni, che potete acquistare anche sul sito del'editore qui), meritano un post gioioso. Si va in tour anche quest'anno. Ci saranno oltre quindici cammini geopoetici (nove dei quali per la seconda edizione di Nel Cuore della Montagna, a cura di Alpes e del Sistema Bibliotecario Valle Seriana: a giorni orari e luoghi di ritrovo, ma le date le trovate già adesso su questo sito), un viaggio d'autore (in Trentino iscrivetevi, se volete, appena possibile a La Via Larix: i posti sono solo 12), le tante presentazioni del libro nuovo, i reading musicali di Attraverso Le Terre Del Suono, il debutto pubblico della Geofulness...Fate un giro nella pagina INCONTRI, ma spero davvero, fatevi un giro geopoetico...Approfitto per segnalarvi che ora esiste il primo sentiero geopoetico italiano, dichiarato come tale. Io ovviamente c'ero, provate a leggere questo reportage sul Sentiero dell'Acqua e della Pietra su Traveller. E' magnifico.


COSA VOTA LA NATURA MADRE?

CRONACHE GEOPOETICHE DEL 27 maggio 2019

Mi interrogo a ogni giro elettorale sul perché quando agiamo da massa disunita e sobillata dagli slogan finiamo per farci allontanare dal senso della vita; sul perché si cede alla tentazione di adorare la paura ed ergerla a insuperabile valico per lasciarci guidare dall'impulso, esprimendo di noi quelle cose che dovremmo risolvere dentro, nel rapporto che abbiamo con il nostro negativo. Mi chiedo perché quando ci si unisce liberamente, nella creatività condivisa del vivere insieme, al contrario, sappiamo dare vita a creazioni sociali magnifiche. Come per esempio la democrazia, che al pari di ogni altra creazione umana, ha bisogno di evolversi: è vero. Ma è anche l'unica forma che ci consente di decidere di convivere senza ucciderci a vicenda.

Ci dicono sempre che tutto è molto complesso e allora per riflettere sulle Europee 2019 invito a osservare la fotografia che ho scattato camminando in una foresta verdissima insieme all'amica e collega Elena Maffioletti pochi giorni fa. Risalito l'umido bosco percorso da un torrentello che scorre sul calcare, siamo giunti alla Forcella del Sorriso, toponimo di buoni auspici. Ci siamo messi a guardare l'intorno. Quattro sentieri raggiungono quel punto di svolta. Poi ho notato che la luce filtrava dal cielo, a quell'ora, evidenziando le forme dei due alberi che vedete, uno in primo piano con il tronco che curva verso sudovest e l'altro che si eleva, quadruplicandosi, verso l'alto. Due essenze diverse che convivono nello stesso bosco, con altre decine di essenze. E senza farsi la guerra. Lo sguardo è stato attratto dove in quel momento c'era, per citare l'autoesplicativo titolo del libro dell'amico Fratus, "Il sole che nessuno vede". Sole che è una stella che è luminosità che è dono per riuscire a vedere dove spesso pensiamo non vi sia niente di speciale da vedere. Eppure, il sorriso tra me e Elena, mi ha detto che da vedere e percepire c'era davvero tanto. Così tanto, che sarebbe impossibile descriverlo in poche righe. Eppure dirò questo. La complessità della natura, di cui noi siamo parte e non padroni, si manifesta con una semplicità disarmante. Osservando quei due alberi, tra le centinaia presenti in quel luogo, per l'ennesima volta ho potuto percepire che la vita tende alla vita e che quella complessità - il "funzionamento" della vita degli alberi - è un bagliore davvero semplice da assorbire. Che in quello stretto passaggio tra lo stupore delle forme e la comprensione della potenza della vita, c'è tutto quello di cui ho bisogno per sapere che per me l'unico voto che conta è quello della natura madre. Ovvero della vita. E' complesso, ma è semplice capirlo. La natura non parla mai con lingua biforcuta, ma con la lingua della vita. Non so perché, ma quando io e l'amica scrittrice, che ci ha donato un capolavoro come "Il principio della Terra", abbiamo ripreso il cammino, mi sembrava di avere compreso più cose sulla complessità. E il mio passo era più leggero.