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I Diari di Rubha Hunish (2004, BaldiniCastoldiDalai)

La copertina de I Diari di Rubha Hunish (2004)

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Rassegna stampa

Questa è la rotta che avrei scelto io: avrei deciso di andare dove non sono mai andato e di disinteressarmi di chi vi è già passato. Avrei deciso per Il Viaggio. Avrei deciso che voglio guardare la schiuma del mare come se fosse l'attimo stesso della creazione.

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 Piero Gelli, scopritore de "I Diari di Rubha Hunish" (2004), lo ha definito "una vera novità nella letteratura italiana".
Impostato come diario di viaggio, ogni capitolo corrisponde a una "journal entry" ma lo svolgimento del libro sfugge all'ordine cronologico e geografico, per condurre il lettore verso la "terra incognita" dell'immaginazione, del pensiero e dell'emozione. Un espediente semplice che crea la peculiare circolarità narrativa in grado di invitare il lettore a spogliarsi dalla quotidianità e a scoprire i segni del territorio narrativo e del tessuto stilistico: segni letterari, segni di vita vissuta per guidare il viandante.
   I viaggi che hanno ispirato l'autore lo hanno anche spinto prima timidamente e poi con decisione a esplorare - la geografia fisica e quella umana, del corpo e dello spirito, in una relazione tra immaginazione e territorio. E allora l'Islanda, la Norvegia, la Cordillera Blanca, le Alpi, le Highlands scozzesi, le isole Ebridi, il Canada, le opere artistiche di musicisti e pittori, registi e scrittori tornano a essere la terra incognita dove riconoscere il suono della sorgente creativa che si accorda attraverso il "rabdomante" della copertina, il viandante Rubha Hunish. Non è solo lui che scopre la Terra, ma la Terra che scopre questo suo figlio.
   Il libro si orienta verso le frontiere interiori dell'uomo ma viaggia verso le grandi tematiche della vita e dei suoi misteri, i silenzi e gli sfregi sociali. Il messaggio, in un'epoca letteraria basata sul macabro appeal delle cose negative, scure e pessimiste, è invece aperto. Ma non offre soluzioni: propone di spingere a fondo sul lavoro più duraturo della nostra esistenza, quello di diventare uomini tra gli uomini, esistenze compiute che superano il labirinto del quotidiano.
"Le frontiere del futuro sono dentro di noi", dice l'esploratore con la penna: più che di un libro di viaggi, si tratta di un libro che viaggia. La Natura, proprio come per i suoi grandi maestri (London,  Lopez, Rigoni Stern, Melville), è l'entitàapertamente opposta alla "banda stretta" di molta letteratura contemporanea concentrata sui "piccoli" corridoi dell'immaginazione e le "larghe" sovrastrutture della nevrosi. Un libro per riportare il sogno individuale al servizio della visione collettiva.

 

 

Davide Sapienza - 4
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