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“News”

LA VERA STORIA DI GOTTARDO ARCHI

Sul sito di Bolis Edizioni è ufficiale: previsto a metà ottobre il lancio della nuova collana Genius Loci, ideata e diretta da Gino Cervi. I primi due autori invitati a rileggere luoghi storici in chiave narrativa sono Alessandro Zaccuri e il sottoscritto, con La Vera Storia di Gottardo Archi. Un racconto dedicato alle Mura Venete di Bergamo, ambientato nel sedicesimo secolo, la Storia che fa da sfondo a una narrazione geopoetica nella quale scopriamo che… LEGGI

CRISTINA DONA’. TREGUA 1997-2017. STELLE BUONE.

“Questo Tregua emoziona e stimola. Ti fa vedere orizzonti, non confini. Sembra un album prodotto oggi, la scrittura è più fresca e trasversale che mai: come se Cristina Donà, la cantautrice, avesse scoperto dieci artiste/i e scritto per loro una canzone, per poi fondere la sua formidabile voce all’essenza musicale, aggiungendo il suo inconfondibile essere…” (LEGGI TUTTO)

 




								

IL RITORNO DEL GEOPOETA

17 Settembre, 6-8-13-14 ottobre e poi dicembre. Cosi si chiuderà il 2017, con incontri davvero molto appassionanti e capaci di regalarmi, oltre a chi parteciperà, tanta bella geografia. Da Luxembourg alle campagne senesi in Toscana, da Chioggia a Ravenna per poi tornare in Toscana e chiudere a Brescia in dicembre. Incontri, cammini geopoetici sempre unici e non ripetibili, Jack London. Nel mezzo, l’uscita di Read more

SE CAMMINARE E’ LUCE

Il 12 luglio 1817 a Concord, Massacchusetts, nasceva Henry David Thoreau. Destino particolare il suo, da decenni e per milioni di persone guida spirituale, autore naturalista di vaste visioni, geopoeta prototipo e tra i pensatori pionieri che seppero intensamente porre al centro del sentire moderno la connessione dell’uomo con il mondo nel quale vive, invece che descriverlo come il suo dominatore e a invitare apertamente a dire no a ciò che va in direzione opposta alla libertà naturale dell’uomo. “Disobbedienza Civile”, “Camminare”, “Walden”, sono ormai un codice genetico per molti di noi. Due anni fa le Edizioni dei Cammini hanno

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LA STRADA ERA L’ACQUA. STORIA DI UN GRANDE VIAGGIO

LA STRADA E’ ANCORA L’ACQUA.
Storia di un Grande Viaggio. In un libro che viaggia.

Il 30 giugno 2007 a 1800 metri di quota, sulle acque di scioglimento del ghiacciaio Morteratsch dell’Inn, inizia un’avventura straordinaria: Dario Agostini parte in kayak verso…Istanbul, dove arriverà ottanta giorni dopo. Seguendo la preparazione di questo viaggio trovai in Dario un Viaggiatore vero e compresi nei mesi precedenti, facendo insieme scialpinismo (dove si nEviga l’orizzonte), una Visione del viaggio non comune. Una Visione Geografica Profonda. La sua sete di conoscenza l’avrebbe soddisfatta nei circa 4000 km di acqua che scorre potente, dall’Inn al Danubio, al Mar Nero, al Bosforo. Parlammo molto prima di

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…SONO ENTRATO NEL SOGNO….

Il giorno 1 giugno 1967, nel Regno Unito i Beatles pubblicano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Un album di canzoni che compie oggi 50 anni, mezzo secolo nell’effimera conta del tempo umano. Sono veramente tante le cose da dire, ma preferisco invece tornare a quando quest’album di album ne compì 20 e sul numero 11 della mia rivista FIRE pubblicai questa riflessione quando io, di anni, ne avevo 23 e da tre pubblicavo libri e articoli dedicati alla musica rock. Quel giorno del 1987 la EMI pubblicava Sgt Pepper’s in cd. Non è semplice spiegare il significato di questo album e dell’immensità rappresentata dal mondo Beatles. Io ho sempre avuto l’impressione che Sgt. Pepper’s fosse un album di tutti – come se i quattro di Liverpool e il loro favoloso produttore George Martin avessero in qualche modo voluto realizzare un album a nome di tutta la comunità artistica musicale, ma non solo. Classifiche, paragoni, confronti, questo vs quello, sono cose che lascio ai poveri di spirito e di immaginazione. Perché come canta a un certo punto McCartney durante la sublime “A Day In The Life”, somebody spoke, and I went into a dream. Quel sogno, per me, è ancora il luogo dove vivo e nessuno mai potrà portarmelo via. Dav

«COME FOSSE UN RABDOMANTE»

«Come fosse un rabdomante, usa le parole per esplorare la terra»: così esordisce l’intervista di Daniela Morandi sul Corriere della Sera di oggi (LEGGI), dedicata al ritorno di Rubha Hunish (e al senso di una edizione “Redux”, con postfazione di Tiziano Fratus) – e all’inizio del Tempo Della Terra Orbis, creato con Alpes per esplorare questo 2017, dai miei libri al territorio. Il ritorno in libreria e negli shop online de I Diari di Rubha Hunish è un passaggio fondamentale, nella creazione del catalogo presso l’editore Lubrina di quasi tutti i miei libri passati: dopo Le Orovie (2011), Camminando (2014),

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I DIARI DI RUBHA HUNISH – redux

I DIARI DI RUBHA HUNISH – redux & IL TEMPO DELLA TERRA

7.9.2004: l’editore BaldiniCastoldiDalai di Milano pubblica “I Diari di Rubha Hunish”. Considerando che l’autore – si, il sottoscritto – non sapeva esattamente cosa gli era stato concesso dai genius loci che lo avevano accolto e ispirato, in lui nasce l’idea che la geopoetica sia una definizione che si avvicina. Suona bene, narrativa geopoetica di viaggio. E secondo varie autorevoli voci, nasce paradigma differente, anche nuovo, un unicum, come scrissero, per esempio, su La Stampa o Diario. Il libro che non c’era, adesso arriva al 2017…

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ANIMALS: L’EPITAFFIO DI UN SOGNO

Il 23 gennaio 1977 i Pink Floyd pubblicano il loro decimo album. “Animals” resta un’opera importante per capire le porte scorrevoli dei decenni in cui la musica popolare ebbe un impatto enorme sulla società.

Animals è uno di quegli album che definiscono un tempo e lo trasformano in un luogo della storia, in questo caso dell’arte popolare che, sintonizzata prima sulla rivoluzione psichedelica, ora coglie che “il decennio breve” è finito. The dream is over, aveva cantato John Lennon: Animals è l’epitaffio di quel sogno” LEGGI la riflessione pubblicata su Doppiozero.com

MUSIC IS FREEDOM

“Mancanza di guida per la tua nave non ti preoccupi,
ma alzato l’albero, spiegate le vele bianche,
siedi; la nave porterà il soffio di Borea”
(Odissea, X, 505-507)

 

Era un giorno come un altro, ero in cortile a giocare: “Dada, sali che c’è la maestra di pianoforte!” ?!?!?!?!? “Cosa?” Non capivo, ma avendo 10 anni, salii in casa per trovarmi fronte questa gentile e minuta signora, una vera maestra di pianoforte in carne e ossa! Iniziai a connettere la presenza di quello splendido strumento nella sala della nuova casa, alla possibilità che dovessi essere io a svezzarlo (povero pianoforte). Il suo autore preferito era Franz Liszt. Mi piacque subito questa severa maestra, ancora giovane (per come la ricordo): sapeva tutto e amava tantissimo insegnare. Era precisa, anche ossessiva, ma con lei sapevi di fare

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