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“IL GEOPOETA”

LA STRADA ERA L’ACQUA. STORIA DI UN GRANDE VIAGGIO

LA STRADA E’ ANCORA L’ACQUA.
Storia di un Grande Viaggio. In un libro che viaggia.

Il 30 giugno 2007 a 1800 metri di quota, sulle acque di scioglimento del ghiacciaio Morteratsch dell’Inn, inizia un’avventura straordinaria: Dario Agostini parte in kayak verso…Istanbul, dove arriverà ottanta giorni dopo. Seguendo la preparazione di questo viaggio trovai in Dario un Viaggiatore vero e compresi nei mesi precedenti, facendo insieme scialpinismo (dove si nEviga l’orizzonte), una Visione del viaggio non comune. Una Visione Geografica Profonda. La sua sete di conoscenza l’avrebbe soddisfatta nei circa 4000 km di acqua che scorre potente, dall’Inn al Danubio, al Mar Nero, al Bosforo. Parlammo molto prima di

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…SONO ENTRATO NEL SOGNO….

Il giorno 1 giugno 1967, nel Regno Unito i Beatles pubblicano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Un album di canzoni che compie oggi 50 anni, mezzo secolo nell’effimera conta del tempo umano. Sono veramente tante le cose da dire, ma preferisco invece tornare a quando quest’album di album ne compì 20 e sul numero 11 della mia rivista FIRE pubblicai questa riflessione quando io, di anni, ne avevo 23 e da tre pubblicavo libri e articoli dedicati alla musica rock. Quel giorno del 1987 la EMI pubblicava Sgt Pepper’s in cd. Non è semplice spiegare il significato di questo album e dell’immensità rappresentata dal mondo Beatles. Io ho sempre avuto l’impressione che Sgt. Pepper’s fosse un album di tutti – come se i quattro di Liverpool e il loro favoloso produttore George Martin avessero in qualche modo voluto realizzare un album a nome di tutta la comunità artistica musicale, ma non solo. Classifiche, paragoni, confronti, questo vs quello, sono cose che lascio ai poveri di spirito e di immaginazione. Perché come canta a un certo punto McCartney durante la sublime “A Day In The Life”, somebody spoke, and I went into a dream. Quel sogno, per me, è ancora il luogo dove vivo e nessuno mai potrà portarmelo via. Dav

«COME FOSSE UN RABDOMANTE»

«Come fosse un rabdomante, usa le parole per esplorare la terra»: così esordisce l’intervista di Daniela Morandi sul Corriere della Sera di oggi (LEGGI), dedicata al ritorno di Rubha Hunish (e al senso di una edizione “Redux”, con postfazione di Tiziano Fratus) – e all’inizio del Tempo Della Terra Orbis, creato con Alpes per esplorare questo 2017, dai miei libri al territorio. Il ritorno in libreria e negli shop online de I Diari di Rubha Hunish è un passaggio fondamentale, nella creazione del catalogo presso l’editore Lubrina di quasi tutti i miei libri passati: dopo Le Orovie (2011), Camminando (2014),

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I DIARI DI RUBHA HUNISH – redux

I DIARI DI RUBHA HUNISH – redux & IL TEMPO DELLA TERRA

7.9.2004: l’editore BaldiniCastoldiDalai di Milano pubblica “I Diari di Rubha Hunish”. Considerando che l’autore – si, il sottoscritto – non sapeva esattamente cosa gli era stato concesso dai genius loci che lo avevano accolto e ispirato, in lui nasce l’idea che la geopoetica sia una definizione che si avvicina. Suona bene, narrativa geopoetica di viaggio. E secondo varie autorevoli voci, nasce paradigma differente, anche nuovo, un unicum, come scrissero, per esempio, su La Stampa o Diario. Il libro che non c’era, adesso arriva al 2017…

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LA ROCCIA DELLE ROCCE. MESSAGGI DALLE OROBIE.

Ho visto il dio celtico delle vette. Inciso da altri esseri umani che, come me, come tutti, volevano lasciare un segno del proprio passaggio, una testimonianza della conversazione con la Terra Alta. Dove? In un luogo favoloso. “Quando si scavalca il Selletta, la Val Camisana offre la sua testata, sotto l’alta e austera cima dell’Aga e la potenza del Diavolo di Tenda, enorme distesa a terrazzi di origine glaciale, forre profonde, torbiere, corsi d’acqua selvaggia. Avanziamo pochi minuti e arriviamo alla grande roccia delle rocce, che ci appare oggi come allora…” LEGGI

KAJSA, PER ADDE, BOB…DARIO E FRANCA. GIORNO # 0

Un giorno come oggi. Vieni accompagnato nello Junkerdal, a Graddis. Qui Kari Nystad-Rusaanes vuole farmi incontrare, a casa loro, due esseri umani straordinari. Sono gli artisti svedesi Kajsa e Per Adde Petterquist. Vivono qui da decenni. La loro storia è così incredibile, da essere vera. Cammini verso la casa nelle montagne del Nordland, il sole caldo di ottobre ti avvolge: è l’onda di luce sempre a quellaRead more

LA MEMORIA. SALTFJELLET. NORDLAND. GIORNO # 6

Il Saltfjellet è più di un’area montuosa. Separa il Saltdal, a nord, dall’Helgeland. a sud. Qui passa il circolo polare artico, a 66°33′ Nord. Qui si entra per mai più uscirne in una dimensione che attiene alla luce e alla memoria genetica della Terra, dunque dell’uomo. Qui, furono i tanti campi di prigionieri di guerra che nel 1943 i tedeschi “importarono” dai campi di prigionia

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