Futuro

RITORNO IN VAL D’ULTIMO

DOPO TRE ANNI, UN VIAGGIO D’AUTORE NELLA ULTERNESS

Si torna un Val d’Ultimo per un viaggio d’autore con la Compagnia dei Cammini. Era dal 2015 che non conducevo un gruppo per più giorni di camminare geopoetico. Oggi, quindici anni dopo avere dato il via a questa forma di narrativa in cammino, dopo oltre duecento incontri in Italia e in altre nazioni europee, il richiamo della “ulterness” come un magnete chiamava da lontano e ho deciso di rifarmi vedere da quei luoghi straordinari che tanto mi hanno donato. Nella collana dei viaggi d’autore, che fui tra i primi scrittori a condurre grazie all’invito della CdC – loro l’idea originale nuova e speciale, ripresa come si vede negli anni seguenti da associazioni ecc – questo “fuori catalogo” è una lieta sorpresa anche per me. I posti sono solo quindici, condizione questa per mantenere intatto il senso di intensità e di gruppo.

Scoprite tutto QUI, per sapere come dove quando…Perchè, lo sapete voi.

 

Ogni passo è un territorio nuovo.
Ognuno cammina con due gambe e le gambe condividono una via perché c’è amore nel movimento, energia che indica un sentiero. É la wilderness in noi, il seme che non può essere negato: io, questo atto della wilderness, l’ho chiamato ulterness.”

(da CAMMINANDO, Lubrina Ed, 2014. Feltrinelli Zoom ebook, 2015)

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IL RACCONTO CHE STA PER USCIRE DALLA FORESTA

Non è uno spoiler. Ma finalmente il suo tempo è arrivato. Tra qualche mese disponibile in libreria e shop online il racconto lungo per me più speciale e rimasto nel sottosuolo a svilupparsi attraverso diverse stesure – anni di scrittura, pensieri, sogni bambini, brevi letture pubbliche, nelle scuole, a casa, al mio bambino che intanto cresceva. Il seme fu gettato dalle pagine del quotidiano La Stampa nel 2006, era un breve racconto che poi è cresciuto diramandosi ben oltre la mia intuizione di allora e capace di ridisegnare valli e sorgenti, scrittura e immaginazione. Gettando altri semi, il più bello, ora, diventa un libro. Prossimamente…qui.

(…) insegnandogli tutti i nomi delle cime e spiegando come si faceva a camminarci sopra, gli diceva: «e alla fine, oltre quella montagna lunga si trova un luogo fatto di acqua, di creature misteriose che nessuno sa bene dove vivono, ma che ai bambini raccontano solo la verità. Sai perché? I bambini non li scocciano con tante domande stupide, perché voi vedete le cose che sono la verità della Terra». (…)

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JACK LONDON, IL MORBO ROSSO & IL TEATRO ETERNO DELLA VITA

«Nell’eternità che supera la nostra comprensione l’evoluzione di quel satellite solare che chiamiamo «Terra» non occupa che una frazione temporale minima, dove l’uomo a sua volta occupa un piccolissimo spazio. L’intero flusso umano, dal primo uomo scimmia all’ultimo profugo che oggi approda sulle nostre spiagge non è che un’illusione, un bagliore di luce, un fremito di movimento sull’infinita superficie della notte stellata. Non c’è nulla di terribile in ciò. In punto di morte, anche noi potremo dire: «Guardate! Io ho vissuto! E quell’unica goccia di vita, il solo assaggio dell’essere, è stato buono! E forse la nostra impresa più grande sarà quella di avere sognato l’immortalità, anche se avremo comunque fallito, cercando di ottenerla.»

Così disse il professor Smith, tra i pochi sopravvissuti al “morbo rosso” – virus letale e rapidissimo nel suo devastante cammino – che nel 2013 colpisce il mondo. Lo racconta il capolavoro di Jack London del 1913

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