Futuro

1979-1989: QUANDO SI POTEVA ANCORA FARE QUALCOSA

Con l’esplicito titolo “Losing Earth: The Decade We Almost Stopped Climate Change”, il New York Times ha pubblicato un lungo reportage di Nathaniel Rich. Un documento molto importante, capace di ripercorrere i drammatici 61 anni da quando, già nel 1957, fu dimostrato che c’era bisogno di fermare i combustibli fossili e trovare nuove stradei per affrontare i cambiamenti climatici. E per un periodo, anche con l’aiuto dell’industria del petrolio, sembrò che ce ne fosse la volontà e la possibilità: “il consenso internazionale fu ampio e la soluzione condivisa globale. Occorreva un trattato internazionale per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Questa idea iniziò a diffondersi grazie alla Prima Conferenza sul Clima di Ginevra del febbraio 1979, dove si riunirono gli scienziati di 50 paesi che si trovarono unanimemente d’accordo sulla “urgenza necessaria” di agire”.

E’ un lungo articolo in inglese. Non molto tempo fa uno scienziato britannico aveva lapidariamente affermato che non resta più niente da fare. E che ormai non ragioniamo più oltre la fine di questo secono. Ma vale la pena ricordare come eravamo prima di operare la rimozione globale del problema da parte delle nostre menti, delle nostre coscienze e dunque, delle nostre agende politiche: LEGGI

 

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ARRIVA “L’UOMO DEL MOSCHEL”

«Ci fu come un incontro stupefacente, quello tra chi veniva sognato e chi sognava.

Perché di irraggiungibile nei sogni non vi è nulla.»

 

L’Uomo del Moschel (Bolis Edizioni, scarica la scheda) uscirà il 27 settembre 2018: lo annuncia oggi l’editore dal suo sito, per offrire a chi vorrà esserne parte più confidenziale, un’opportunità speciale, ovvero prenotare, con uno sconto del 30%, il volume, per riceverlo in anteprima con una dedica personalizzata da parte mia. Come fare? Leggi questa pagina e segui le istruzioni per partecipare a questo interessante modo per chi ha voglia di avere la propria copia speciale. Avrete comunque modo di ascoltare degli estratti in anteprima nel corso dei cammini geopoetici di Nel Cuore Della Montagna, rassegna organizzata dalla Rete Bibliotecaria Bergamasca con il Sistema Valle Seriana con Alpes, iniziata il 17 giugno a Rovetta (leggi il calendario e le modalità di iscrizione, gratuita ma obbligatoria). A tutti i partecipanti ai miei cammini estivi verrà donata anche una cartolina speciale donata da Bolis Edizioni, dedicata a L’Uomo del Moschel. Due le presentazioni previste per il lancio, a Bergamo (6.10 Libreria Ubik) e a Milano (20.10, Hortensia), ma di questo ne parleremo in seguito. Intanto, prenotate le vostre copie “intime”.

 

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29 GIUGNO 1958. LA GINGA E L’IMMAGINAZIONE AL POTERE

Il giovane Pelé non è ancora diciottenne. Gli sbruffoni svedesi (nazionale in realtà formata da giocatori di diversi paesi) deridono pesantemente il Brasile in conferenza stampa:: si, hanno paura i ridicoli marcantoni e infatti incasseranno 5 gol. Addirittura la federazione brasiliana vorrebbe che i calciatori verdeoro abbandonassero la straordinaria creatività della “ginga”, un modo di giocare gioioso e creativo, che affonda le proprie radici nei secoli e nelle sofferenze trasformate in gioia: “la ginga è il fattore decisivo per giocare a calcio, un atteggiamento in cui il talento prevale sulla tecnica, il piacere del gesto è dominante.” Quando si rendono conto che in campo hai quel ragazzo con le stelle negli occhi e i piedi degli dei, allora devi arrenderti all’evidenza: l’immaginazione va al potere nello sport, prima che in qualsiasi altra espressione popolare. Nonostante l’attitudine intimidatoria prima e durante la partita, gli

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